brian the brain

Di Miguel Angel Martín io avevo sentito tanto parlare quando divoravo fumetti e avevo dodici, quindici anni. Sapevo che in Italia il suo Psycopathia Sexualis era stato attaccato pesantemente (con l’editore Topolin ch’era finito nei guai). Sapevo che era un autore “estremo”, “violento”, “blasfemo”, e via di questo passo. Sapevo che le sue erano opere “scomode”, “pericolose”. Mi incuriosiva proprio per quello.

Ho (finalmente) letto Brian the brain, le storie di un ragazzino nato senza calotta cranica per colpa di alcuni esperimenti cui si è sottoposta la madre durante la gravidanza. (Mica per niente: la madre si guadagna da vivere sottoponendosi a esperimenti simili, nel BioLab che poi si prenderà cura del figlio.) Brian è un bambino deforme, dotato di poteri telecinetici; i suoi amici sono ragazzini reietti o deformi come lui, spesso finiscono male. I suoi compagni di classe sono degli stronzi egoisti e senza cuore, capaci soltanto di prendersi gioco della sua deformità o dei suoi sentimenti. Il mondo in cui vivono è desertificato, in cui l’acqua sale ogni giorno di più ma “odora sempre meno di mare”, in cui la tecnologia e la manipolazione del DNA sono sfuggite al controllo e utilizzate senza una logica vera.

Il libro è attraversato da un umorismo nerissimo, crudele e cattivo (a un amico che non vuole andare dai medici per farsi vedere nonostante abbia fortissimi mal di pancia con perdite di sangue e diarrea, perché ha paura di avere l’AIDS, Brian risponde: «Magari sei fortunato ed è solo un cancro allo stomaco!», con tutta l’innocenza possibile a un bambino), che mi ha ricordato un pochino il fantastico Mr. Wiggles che ho scoperto un paio di anni fa. Ma qui siamo su un altro pianeta, perché tutto, in Mr. Wiggles, è gratuito perché catartico: in Brain la catarsi non passa per il riso sconsiderato verso le gesta dell’orsacchiotto perverso e tossicomane: passa per il cuore.

Adesso che ho finalmente letto Brian the brain posso dire una cosa con sicurezza. Vaffanculo le virgolette. Martín è violento, estremo, scomodo e pericoloso. Ti mostra il mondo per quello che è, un ammasso di figli di puttana in grado di rovinarti la vita, in cui anche quelli che cercando di fare del bene falliscono inesorabilmente. È come il mondo vero, quello di Martín: e come nel mondo vero ci sono anche i buoni, ci sono quelli che continuano inesorabilmente ad andare avanti, anche se fa male, anche se ci fanno male, perché è l’unica cosa che si può fare.

Vaffanculo le virgolette, Martín è un genio, e Brian Brane un eroe come pochi.

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