fate la storia senza di me

Quest’anno ho fatto una brevissima capatina alla Mostra del Cinema di Venezia, per assistere alla proiezione di un documentario che vede tra i produttori anche una collega con cui abbiamo lavorato durante la telenovela Passione.

Il documentario si intitola Fate la storia senza di me, e racconta la storia di Alberto Bonvicini, che è un personaggio che non conoscevo per niente. Albertino diventa “famoso” fin da bambino perché è uno degli internati (e torturati dal primario Coda) al manicomio minorile di Villa azzurra (fuori Torino). Poi passerà per una famiglia borghese e normale, per il carcere, la lotta armata, l’eroina, la stampa e la televisione, e l’AIDS. Muore nel 1991 a 33 anni. La sua è una storia straniante, perché interseca davvero tante delle cose successe in Italia nei trent’anni che vanno dagli anni ’60 agli anni ’80, restando sempre al margine, ogni tanto balzando in primo piano, più spesso scivolando via. È una storia che aiuta a capire un po’ di più di quel periodo, soprattuto per persone come me che in quel periodo non c’erano. (E straniante è stato anche vedere Torino, città che un po’ conosco, nelle immagini di repertorio di quegli anni.)

Il documentario ha la regia di Mirko Capozzoli, è ben fatto, e ha avuto una gestazione di sei anni (per le ricerche e la stesura). Questa è la sua pagina di Facebook, questa la scheda della Film commission Torino Piemonte. Se vuoi, qui c’è un articolo di Luca Rastello (compare anche lui nel documentario, essendo amico di Albertino).

{Una recensione a questo film è uscita sul #36 di inutile.}

Nessun commento