Pirlitzer

Esistono i romanzi o i racconti “a tesi”: quelli in cui la storia e i personaggi sono un pretesto perché l’autore si tolga qualche sassolino. C’è una bella differenza tra il raccontare una storia e dire la propria su un argomento qualsiasi mascherandosi dietro ai personaggi; c’è una bella differenza tra il concepire il mondo in una determinata maniera e riportarlo nei propri scritti (bello o brutto, pieno di persone infide e bastarde o popolato da gente che cerca di rigare dritto), e l’indicare col dito dei protagonisti le magagne e le brutture e gridare «Questo no!»

Alla stessa maniera esistono anche le recensioni, a tesi: mi sa che è uno dei motivi per cui Matteo Bordone la recensione di Curzio Maltese sull’ultimo film di Stallone non riesce proprio a mandarla giù.

(Il pezzo inizia disintegrando il numero di sabato di Repubblica:

C’è il nuovo film di Roberta Torre, che va anche bene tutto, però sappiamo chi è. E uno legge la sinossi del film, e scopre che è una storia di statue, di bambini che fanno i furbi, di un paese che si convince di fenomeni paranormali. E insomma pare che il film, che racconta di una ragazzina che viene scambiata per santa, contenga un sottotesto antiberlusconiano. Figo, no? Non era quello che ci voleva? Ecco. Il nuovo film di Roberta Torre prende 6 (sei, sex, six, roku) palle. Il massimo.

E il resto è su questo tono. In gran forma, Bordone.)