anche il Sole24ore se n’è accorto

Nel 2007, in occasione del lancio del programma cultura, la Commissione Europea ha pubblicato uno studio sulla produzione culturale degli Stati membri. Anche in questo caso brutte notizie: l’Italia si piazza dodicesima. «C’è una correlazione tra i due indicatori – spiega l’economista Pier Luigi Sacco -: i paesi che innovano sono quelli che hanno una visione attiva della cultura».

Secondo Sacco, autore insieme allo storico dell’arte Christian Caliandro del saggio Italia Reloaded (Il Mulino), negli ultimi quaranta anni in Italia si è consolidata una concezione passiva della cultura, basata sulla conservazione dell’esistente e sulla difesa dell’antico: «Abbiamo smesso di produrre idee – spiega Sacco – convinti che, grazie al nostro passato glorioso, potevamo fare a meno di nuovi contenuti: in questo modo siamo diventati marginali sulle frontiere della produzione creativa». (continua a leggere l’articolo di Serena Danna)

Le persone intelligenti lo vanno ripetendo da anni: se la “cultura” per la classe dirigente, quelli che determinano l’offerta culturale, è roba che è stata fatta almeno 50 anni fa, o rielaborazione di roba fatta almeno 50 anni fa, allora siamo messi proprio male.

(via @giorgiofontana)

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