almeno 50 anni fa

verrebbe da dire che un tema, per diventare tema letterario, ha bisogno di star lì, a decantare, per dei decennni. Questa cosa, se fosse vera, farebbe, della letteratura, e in particolare della lettetura contemporanea, la meno contemporanea delle arti contemporanee, cosa che spiegherebbe, in parte, l’indifferenza del grande pubblico rispetto a romanzi che poi, decenni dopo, una volta morto l’autore, avranno magari un grandissimo successo, ma che intanto, mentre l’autore è vivo, vengono considerati da pochissimi, e da quei pochi spesso con sospetto, forse proprio perché parte di un insieme, la letteratura contemporanea, che già con la sua sola presenza sembra indicare una specie di anacronismo, di incomprensibile contraddizione.

Un bel post di Paolo Nori: io non sono d’accordo, ma capisco cosa vuol dire e credo che, grossomodo, mio padre sarebbe stato d’accordo con lui.

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