pussa via

Leggo su Twitter la storia di @thomasmonopoly, che ha scritto un post piuttosto lungo per lamentarsi di Google. In soldoni: Google dice che Thomas ha violato il contratto di servizio per il suo account, e gliel’ha brasato. Tutto l’account: Gmail, GooglePlus, Picasa, Maps, Reader, Voice Messages, video, bookmarks del browser, i contatti della rubrica, calendari personali e di lavoro (pure quelli condivisi), i file di Google Documents, il suo sito, e chi più ne ha più ne metta. Thomas sostiene di non aver violato, in nessun punto, il contratto di servizio e anzi sfida Google a dimostrargli dove ha sbagliato. Google, dal canto suo, non s’è fatta sentire: decine di messaggi nei forum, visite agli uffici a Manhattan, qualche dipendente dell’azienda che per caso trova lo sfogo su Twitter e cerca di parlarne coi superiori: nessun risultato, nessuna spiegazione, niente di niente.

Do you really think I would knowingly do anything to jeopardize that much of my personal and professional information? And I am sure as the days continue I will realize other things that Google has destroyed in their unwarranted disabling of my account. I am only too angry right now to think straight and realize them all.

Rimbrotto da nonno: ok affidarsi totalmente a un’azienda che si reputa degna di fiducia (con Apple io lo farei, per dire), ma non avere neanche un backup su disco di queste robe è da folli. 4800 fotografie, perse. Sette anni di email, buttate al vento. Per dire, eh. (Arment se lo mangerebbe vivo.) E il fatto che Google possa chiudere senza spiegazioni questi servizi – e come loro tutti quelli che mettono a disposizione questi servizi – è scritto chiaro e tondo nel contratto cui tutti clicchiamo “sì, accetto i termini di servizio” (senza leggere, di solito).

Considerazione, breve e banale: sono cose che purtroppo posso succedere, quando ci si mette nelle mani di un’unica azienda (che tra l’altro fa i soldi sporcamente sulla pubblicità che mi devo sorbire). Sono cose per fortuna abbastanza rare, il classico “caso su un milione”: ma non vorrei mai ritrovarmi a essere quel caso – da qui la mia ‘paranoia’ e i diversi backup che faccio regolarmente.

(Però non credo che aver comprato il dominio per il sito, e spazio aggiuntivo per esso, lo qualifichino fino in fondo come “cliente pagante”, e di sicuro non per servizi gratuiti come Reader, Maps o altre robine simili.)

La storia sta girando un po’, su Twitter: speriamo che serva a restituire a Thomas quel che è suo.

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