come sempre

A un certo punto si diventa grandi. Ci sono tanti segni che te lo dicono, che siano piccoli o grandi. I capelli bianchi sono i più facili: ho ventinove anni e tutto sommato i capelli bianchi me li conta la Dolcissima e siamo ancora nel reame del “paio di dozzine”, non di più: ho amici che a diciotto erano già brizzolati, adesso sono grigi. (Per non parlare di mio zio, bianco a quarant’anni.) Poi piccoli dolori, niente di grave ma che ti dà il metronomo sulle cose che devi fare. Poi ci sono i tuoi attori, i tuoi cantanti, quella gente lì: Guccini che supera i 70, Springsteen che incomincia a perdere la E-Street Band dell’inizio (adesso Clemons, ma un paio d’anni fa era Danny Federici), Al Pacino non parliamone.

Piccoli segni, grandi segni: ti dicono solo che il tempo sta passando. Che stai invecchiando. I problemi di quando avevi sedici anni acquistano prospettiva e capisci quello che ti dicevano “i grandi”, quando ti dicevano «dai, son stronzate». (Sì, a quell’età no, però.) I rantoli solipsistici di quando sei troppo giovane scompaiono, a chi prima a chi dopo, per una visione più d’insieme, sia di cose che di persone. Il problema è rendersi conto che invecchiano anche gli altri: i tuoi amici con te. E con voi, i parenti tutti. Ogni tanto ti arrivano i bollettini che riguardano persone che hai conosciuto quindici anni prima e ti sembra impossibile che certe parole siano avvicinabili ai loro nomi. Avvicinabili, proprio: neanche “applicabili”: non possono esistere nella stessa frase. Razionalmente il ragionamento è facile: invecchi tu, invecchiano loro. Soprattutto loro. Ma non riesci a credere vero che anche loro possano ammalarsi, o morire.

Di mio ci credo dal 2008, da quando mio padre è morto. Cambia la prospettiva, i piani si modificano, le cadute diventano lente discese, le salite possono anche invertire il senso di marcia, e in generale il senso di molte cose cambia colore, e odore. In questi ultimi anni mi sono arrivati alcuni bollettini tutt’altro che belli. Fanno riferimento ai miei amici più cari, quelli con cui mi accompagno da sempre e che pazientemente mi accompagnano: forse cambieranno i piani, o sono già odori diversi, per loro. Non c’è qualcosa di sensato da dire, purtroppo. Tirare avanti, farlo il meglio possibile, comportarsi da esseri umani e non da stronzi: come tutti gli altri giorni dell’anno.

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