etica professionale, due

Invece son capitato su questo articolo di repubblica.it: lo ammetto, sono incuriosito e interessato da Google+ e credo che per i miei utilizzi da social network possa andarmi molto meglio che non Facebook. (Il mio rapporto con Facebook iniziò ben prima che scoppiasse il fenomeno in Italia, non ingranò mai, l’ho disabilitato a inizio 2008, o giù di lì, e ho cancellato definitivamente il mio profilo l’anno scorso. Per la cronaca, ecco.)

E insomma, questo articolo di Jamie D’Alessandro dice:

(a) viene riportato Schmidt come se fosse il principale attore di Google: viene indicato come attuale presidente e il tono è quello di quando parli del boss dei boss, ma la società ha un po’ cambiato direzione negli ultimi mesi, da quando Larry Page è diventato CEO;

(b) non c’è un link esterno che sia uno. Ripeto, magari non sono stato chiaro: non c’è un link esterno, neanche uno. L’unico link che c’è riporta a un altro articolo di repubblica.it;

(c) in italiano, «uno dei progetti più articolati (…) dai tempi di Android» fa sembrare il sistema operativo mobile come sorpassato, antico, roba da secolo scorso: ma Android è il secondo sistema operativo mobile, attualmente, e viene aggiornato con una costanza da mastini: mica una roba vecchia;

(d) c’è un refuso alla fine del secondo paragrafo, c’è scritto «Cirles» anziché «Circles»: me lo aspetto, ormai, dal Gazzettino, non da Repubblica;

(e) nell’occhiello del titolo viene citato Twitter: che però scompare nel resto del pezzo.

Ho smesso di leggere Repubblica anni fa, per tanti motivi: per la sola sezione di tecnologia, però, avrei dovuto smettere tanto tempo prima.

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