quella volta che ho perso Bolaño e ho ricominciato a leggerlo un po’ di mesi dopo

L’amico Paolo mi regalò 2666 di Bolaño per il compleanno del 2010: più di un anno fa. Ho iniziato a leggerlo verso fine novembre, cioè circa sei mesi dopo; a natale me lo son perso su un vaporetto (mi son reso conto di averlo perso solo dopo essere arrivato a casa, e sicuramente dopo un paio d’ore che il vaporetto era ripartito per il suo giro e a quel punto l’aveva fatto tre o quattro volte). Allora l’ho ordinato in Wonderland, la mia libreria di fiducia, l’ho ricomprato verso febbraio/marzo, ho ricominciato a leggerlo da capo la settimana scorsa. (In fumo le trecento pagine già lette.)

Raramente ho trovato qualcuno in grado di tirare tre pagine senza bisogno di mettere un punto (senza il bisogno lui di metterlo, senza il bisogno io di trovarcelo). C’è gente che sa fare di peggio, sì, ma non con la stessa leggibilità, e buona parte del merito va a Ilde Carmignani, che ha tradotto il libro e non fa pesare la lettura nemmeno nel passaggio più noioso della ricerca di Arcimboldi.

Gran libro, lo ripeterò fino alla morte: anche se son quasi mille pagine, non le senti. Però che cazzo, non buttiamogli sopra l’aureola, come ho visto fare in questi mesi ad alcuni. Troviamoci qualcuno di vivo, e di italiano, da considerare il vate cui chiedere le coordinate della Terra, dai. Ancora meglio: non troviamo nessuno, facciamo le cose in prima persona, dai che andrà meglio. Su su. Cazzo.

(PS per gli appassionati di fantascienza: il link alle coordinate della Terra contiene degli spoiler su Battlestar Galactica. A vostro rischio e pericolo.)

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