Hanno lavorato per il governo, e il governo non può che essergliene grato: nei risultati il loro voto non è giudicabile diversamente da quelli di Scilipoti, Calearo, eccetera. Che sia stato frutto di pensieri più alti e meno bassamente monetizzabili a questo punto è difficile sostenerlo, o irrilevante: non si vede perché un partito debba perseguire l’opposto delle proprie intenzioni dichiarate. A meno di non pensare che le intenzioni dichiarate siano diverse da quelle effettivamente perseguite. Oppure, di andare dietro alle più credibili e deprimenti considerazioni sulla meschina ricerca di visibilità dei coinvolti e di chi li ispira nel loro partito. La cui convinzione di essere gli unici depositari delle legalità istituzionali ha evidentemente dato alla testa.

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