Una rivista di carta in un mondo che legge online, che dopo 46 numeri sceglie di rafforzare il rapporto con gli abbonati regalando loro l’anteprima della lettura: “inutile” è un tentativo di resistenza letteraria?

Nessuna resistenza. Stiamo in mezzo tra l’autopubblicazione anarchica e l’editoria ufficiale. E siamo in una posizione di continuità con entrambi gli estremi. Da un lato si argina con una selezione anche piuttosto severa di materiale, dall’altro con una comunicazione diretta e miratissima con l’editoria ufficiale: nel senso che all’interno di quest’ultima ci sono (anche) delle persone in gamba, professionali e di mentalità aperta a cui giriamo regolarmente i numeri cartacei e che ci chiedono di tanto in tanto se abbiamo in pentola qualche nome nuovo da tenere d’occhio. Pur facendo “inutile” nel tempo libero, senza guadagnarci una lira, non siamo ideologicamente underground o roba simile. Lo siamo di fatto, per necessità, ma non è una roba bella. Se ti occupi di narrativa essere underground è solo frustrante, quindi non ha senso esserlo con orgoglio: non è come per la musica o per il fumetto dove esiste un mercato alternativo a quello mainstream, che bene o male funziona. L’unica forma di resistenza è quella verso le trombonate. Ci piace fare il possibile per far capire che la letteratura non è solo Beckett o Pasolini, ma è anche fatta da gente con atrii e ventricoli in funzione, che ha il suo spessore e il suo stile e che non è su un piano diverso rispetto alla musica, al fumetto, ai videogiochi o al cinema.

Il mio socio Alessandro Romeo, intervistato da La Belle Epop.

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