un posto per vecchi così straordinario che non vorranno morire

Una volta ho “litigato” con degli amici intorno ai quaranta – o poco più in là – per delle puttanate, e il tema fondamentale era l’età e la voglia di fare o non fare, «le scelte, il cambiamento, il fato, le necessità». Io dicevo che come si vive la propria vita è una cosa che sì ha a che fare con la propria età, ma che non può essere influenzata dal fatto che hai 30, 40, 50, 60 anni. Vuoi fare una cosa: la fai, senza costruirti barriere che non servono. Ovvio: se hai settant’anni e ti è partita l’anca non è che puoi fare il ballerino di breakdance, però è un caso limite. Gli amici si facevano guidare dall’età, dalla voglia, da tante cose. Io avevo venticinque, ventisei anni – poco meno di adesso – e m’incazzavo come una biscia.

Ieri ho visto (The Best Exotic) Marigold Hotel, che è un film davvero carino – con un paio di scene telefonate, ma vabbè, gliele perdono. Un gruppo di vecchi sceglie di andare a Jaipur, India, attratti dalla pubblicità di un lussuoso hotel per anziani. L’idea è di rimanere lì finché non arriva il momento di tirare i remi in barca: e per un paio di mesi – il tempo narrato nel film – vediamo i tentativi di alcuni di integrarsi, di conoscere il luogo e i suoi abitanti, e le paure di chi invece non se la sente. Alla fine c’è anche chi torna a casa.

Cambiare abitudini e stili di vita, aprirsi alle cose nuove, la diffidenza che diventa alla fine amicizia: è tutto materiale già sentito e visto mille volte, anche in salsa “terza età”: ma la forza del film sta nell’ambientazione, che parla quanto un personaggio umano, e negli sguardi degli attori. Sta in Tom Wilkinson, che sceglie di andare a cercare un antico amore nonostante l’età e il tempo passato, in Bill Nighy che deve tenere in piedi un matrimonio traballante, in Ronald Pickup che non vuole arrendersi alla vecchiaia e continua a fare lo sciupafemmine. Sta nella scena finale, sta in quel quarto d’ora che poteva essere tagliato dal montaggio finale e in quelle scene telefonate cui ho accennato, che in fin dei conti non rovinano il film: perché è uno di quei film leggeri che ti riappacificano un poco con la vita, cercando di mostrartela in luci diverse da quelle che conosci.

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