è che non puoi lamentarti

Matteo Marchesini stava per pubblicare un libro con Bompiani: il libro parlava di editoria italiana, e conteneva le stroncature ad alcuni autori di Bompiani stessa. Antonio Franchini, editor di narrativa italiana per Giunti-Bompiani, chiama Marchesini e gli dice che se non avesse tolto quei pezzi il libro non sarebbe più uscito. Marchesini “ringrazia” e non accetta di togliere quei pezzi.

Non conosco personalmente Franchini ma una volta invitò noi di inutile a un incontro qui a Milano con tutta una masnada di gente del web, lit-blog, cose simili, per cercare di capirli meglio e trovare spunti di integrazione di queste piattaforme “nuove” all’interno di Mondadori (all’epoca lavorava lì). Mi è parso uno molto preparato, bravo, e allo stesso tempo troppo interessato a proteggere il mondo in cui vive. Che per carità, è anche un istinto naturale: solo che prima o poi il tuo mondo finisce, è così per tutti i mondi, ed è meglio accompagnare questi cambiamenti anziché, italianamente, addomesticarli e tentare di annullarli.

Però: mi puoi sembrare il più preparato di tutti, ma se poi fermi la pubblicazione di un libro solo per difendere autori che hai pubblicato (che credo non abbiano bisogno di essere difesi: stiamo parlando di nomi come Antonio Moresco, per esempio, che ha un seguito fedele e immattonito da anni, oppure Antonio Scurati) passi da un ricordo come uno preparato a un presente come uno piccolo, impaurito, anche stanco. Oltre al fatto che annullare la pubblicazione di un libro a tre mesi dall’uscita significa che tu che dovresti conoscere vita-morte-miracoli di quello che pubblichi non hai idea di cosa sta per uscire nel tuo catalogo.

E il pensiero che un editore debba proteggere i propri investimenti non regge, qui: perché gli investimenti sono delle persone che scrivono, e le persone che scrivono hanno bisogno di una comunità critica vera, indefessa, che magari beva le birre con loro ma al contempo spieghi, a loro e al pubblico, perché l’ultimo libro che han scritto non funzionava. Una scrittrice o uno scrittore ha bisogno di una simile comunità almeno quanto ha bisogno dei soldi dell’anticipo, o almeno: dovrebbe.

Ma alla fine della fiera, è facile: è che se pubblichi Scurati, non ti puoi lamentare che te lo stronchino.

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