Non è che non si possa cambiare idea, né che non sia possibile scendere a compromessi per poter portare avanti un lavoro. Anzi, entro certi limiti i compromessi aiutano a portare avanti un lavoro. Ma qui si sta parlando di un partito (Movimento 5 Stelle) che ha passato tutta la sua carriera politica ad ammantellarsi di un’integrità morale superiore a quella di chiunque altro, compresi quelli con cui oggi sta avendo numerose trattative. Non è questione di coerenza, né ce l’ho con il realismo e il pragmatismo. È una questione morale, proprio.

Dopo il voto congiunto tra Lega e Movimento 5 Stelle, che ha permesso di eleggere i presidenti di Camera e Senato, Matteo Salvini ha detto che “i 5 Stelle si sono dimostrati affidabili”, mentre Beppe Grillo ha definito il leader della Lega “uno che mantiene la parola data”. In vista di un eventuale governo insieme, sembrano segni di grande rispetto e clima disteso, insomma. Prima delle elezioni, però, le dichiarazioni dei rappresentanti dei due partiti su possibili alleanze e stima reciproca erano leggermente diverse: le abbiamo condensate in tre minuti.