elaborazione del lutto elettorale/2

Sono sconvolto dal risultato elettorale. Non perché il partito che ho votato sempre, nelle sue diverse incarnazioni, sia stato mazzato così tanto. (Nota bene: a queste elezioni non l’ho votato, preferendo sostenere la coalizione attraverso il voto a un altro partito.)

Quello che mi sconvolge è vedere come, a numero di votanti sostanzialmente invariato, il paese in cui vivo ha deciso di essere, per i prossimi cinque anni, violento, razzista, omofobo, arrangiato. Ho deciso di raccogliere qui gli articoli che incrocerò e che parlano del risultato, dei prossimi mesi, del futuro. Per la prima volta ho paura davvero. E non voglio dargliela vinta, alla paura. Il senso di questa raccolta è elaborare il lutto, riuscire a capire meglio (provarci, almeno) e ricostruire.

Ho deciso che sorriderò di più agli sconosciuti, in tram, per strada, sul treno. Soprattutto quando sono di cattivo umore. Che cercherò di essere più paziente di prima, con tutti. Ho pensato che ricostruire questo paese passa anche attraverso i gesti di gentilezza più basilari, la ricostruzione della fiducia tra le persone. Poi certo, c’è la possibilità concreta che – come dice Enrico Sola – questo paese non voglia certi valori. Ma per quanto io condivida molto della sua analisi, non mi convincono le conclusioni.

Gli articoli che raccoglierò saranno, mi auguro, il più varî possibile, e non è neanche detto che io sia d’accordo con tutti. Ma serve per capire, questa cosa. Per capire.


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