l’arte per noi

Nella puntata di Ricciotto dedicata a Visages, Villages, il film di Agnes Varda e JR, Federica dice una cosa a 23’12”:

Dovrebbe essere quella lì la funzione dell’arte: mettere le persone di fronte a una certa tematica, e poi lasciare che siano le persone a trovare la soluzione. Portare il problema, non la soluzione.

Ascoltavo questa puntata mentre pulivo la terrazza: mi son fermato e mi son venuti tanti pensieri. C’era un sole non male, per essere la fine di marzo, e Federica ha spiegato in maniera semplice e precisa il motivo per cui le narrazioni a tesi (i film, ma anche i libri), o con un forte ‘messaggio’ io non riesca proprio a mandarle giù. Perché se siamo amici può anche interessarmi sapere cosa pensi di un determinato problema o di un fatto, e non è neanche detto che sia così.

Se però fai libri, film, canzoni, e lo fai perché da giovane volevi predicare o finire nel misticismo: vai pure, mica ti dico niente. Ma vai un po’ più in là, perché a me piacciono le storie che raccontano una storia, e quello che c’è sopra, sotto, attorno a quella storia preferisco siano i personaggi a dirmelo, trasversalmente, o gli amici mentre commentiamo quella storia.

Allo stesso modo non mi dice quasi mai niente l’arte per l’arte, magari mi stimola qualche considerazione tecnica. Voglio godere di arte fatta per noi, una cosa a metà strada tra l’urgenza personale di te che racconti e il dono spassionato che ci fai di una storia, sotto qualsiasi forma la voglia metter giù.

Ogni volta che pulisco la terrazza poi uno o due giorni dopo piove, vanificando qualsiasi mio tentativo di tenere pulito. Spero solo non ci sia un messaggio sotto.