scrivere a tesi

Di solito quando a Ricciotto parliamo di un film a tesi, di solito ne parliamo male.

Per valutare un film prendiamo in considerazione dei parametri il più possibile oggettivi, lasciando da parte eventuali ambizioni sociali o politiche. Non possiamo dire che un film è bello perché sta dalla parte giusta, se la sceneggiatura fa acqua o i protagonisti che non sanno portare sullo schermo i personaggi che dovrebbero interpretare. In redazione a inutile ragioniamo alla stessa maniera quando valutiamo cosa pubblicare e cosa no. (C’è da dire che la quantità di pezzi a tesi che ci arriva è molto bassa.)

Maria Di Biase ha riassunto molto bene il parere di Roland Barthes, sul quale a Ricciotto o inutile siamo – fortunatamente – allineati con lui.

Ma il tentativo d’interpretare la storia non fa della scrittura uno strumento politico, né intellettuale in senso più ampio. La scrittura, sottolinea Barthes, ha una precisa responsabilità letteraria: «Quando l’intellettuale si sostituisce allo scrittore, nelle riviste e nei saggi nasce una scrittura militante pienamente affrancata dallo stile e che è come un linguaggio professionale della “presenza”». Se la scrittura è una scelta, la scrittura intellettuale è l’ostentazione di una scelta; diventa un mezzo per diffondere alcune idee, una «firma in calce a una dichiarazione collettiva». [continua a leggere]