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La nostalgia è una brutta bestia, lo so. Cerco sempre di difendermi, per quanto possibile. (Si può, volendo, aprire una discussione su: meglio la nostalgia o i rimpianti? Così su due piedi, tra i due, preferisco la nostalgia, ma lasciamo perdere.) Però di tutti i revival degli ultimi anni, l’unico che non mi è sembrato fuori luogo è il ritorno di Star Trek sul piccolo schermo: era una serie che mancava da troppo, e che era stata sostituita da dei pessimi film fatti dal pessimo JJ Abrams. Come se i detentori dei diritti della creatura di Roddenberry avessero abdicato al loro ruolo, in un mondo fatto di serie tv cattive, sporche, realistiche.

Quando ho saputo che avrebbero fatto una serie tv su Picard, e che Patrick Stewart sarebbe tornato a interpretare il personaggio che porto forse più stretto al cuore, citai una cosa cui credo e penso molto, in una puntata di Pilota: dopo tanti anni a mostrarci in maniera realistica che il mondo è un brutto posto attraverso serie anche meravigliose (ciao, Breaking Bad) ma drammatiche, senza speranza; oppure: dopo tanti anni a portarci via da quel brutto posto attraverso serie comiche (e non c’è niente di male nell’escapismo, eh), era tornato il momento di indicare una strada.

Che io credo sempre che non basti dire “che brutta questa situazione”: sia necessario – necessario, proprio – indicare un’alternativa, mostrare che non ci sono solo le cose pessime intorno a noi, ma anche quelle belle, meravigliose, che danno speranza. «We have to be the torchbearers» dice Michale Burnham in Discovery. «Casting the light so we can see our path to lasting peace.»

Che oh, son tutti discorsi che sto facendo senza aver visto la serie su Picard, che debutta l’anno prossimo. Ma non puoi stravolgere quel personaggio, non puoi farlo diventare un cinico distaccato. E sono contento che abbiano deciso di riprovare a mostrare che le cose, anche quando sono pessime, possono essere affrontate. Si può dare un’alternativa, superare i conflitti in maniera positiva. È quello che Star Trek, nelle sue forme migliori, ha saputo fare meglio; ed è anche quello che l’ha inchiodato a terra quando non ha saputo gestire questa sua caratteristica (soprattutto quando ha iniziato a mettere effetti speciali e scene d’azione coreografate malissimo per dare l’idea di dinamismo).

In Star Trek: Picard, il cui trailer più esteso è uscito ieri, pare che siano riusciti a mettere insieme i soldi, per fare una serie anche visivamente moderna, le capacità di scrittura, e gli attori. Spero che mantenga le premesse, cioè di aggiornare uno dei personaggi che più hanno definito la mia vita e portarlo nel mondo moderno: ma essendo Stewart coinvolto fino ai capelli, sono abbastanza ottimista.

(Ora devo solo recuperare la seconda stagione di Discovery.)