Da un grande pubblico


Per me è facile, ovviamente: non sono nelle situazioni che sto per criticare, e anche se faccio delle cose contigue a quelle delle persone che sto per criticare, le logiche economiche, produttive e organizzative mie e loro sono diverse e inconciliabili. Lo so, e vorrei fosse chiaro che lo so.

Però è sempre molto brutto, triste, stancante, logorante, scoprire che non c’è fondo al peggio che l’editoria periodica italiana ci può propinare. I titoli dei quotidiani, nelle ultime settimane, sono stati un susseguirsi di titoli vergognosi. L’ordine dei giornalisti dovrebbe seriamente ripensare a come vengono insegnati concetti come responsabilità e senso del dovere.

È vero che sono un romantico, e questo sicuramente inficia quasi tutto quello che faccio, ma credo sul serio che quando decidi d’intraprendere una carriera come quella del giornalista, o in generale del divulgatore, ti collochi da solo in una categoria diversa, in cui non puoi più sottostare ai doveri di tutti noi altri comuni lavoratori. Non hai le stesse responsabilità di un postino, o un macellaio, o un falegname: ne hai il doppio, il triplo, ne hai cento volte tanto. Un postino non raggiungerà mai il pubblico di un giornalista, di un divulgatore. Ti ricordi l’Uomo Ragno? «Da un grande potere derivano grandi responsabilità», quella roba stucchevole? Credo che in molti la trovino stucchevole perché sanno che è così. Di fronte a responsabilità simili preferiscono guardare altrove, fare altro anziché fare i conti col fatto che non puoi dire o scrivere proprio tutto il cazzo che ti pare.

Più è grande il tuo pubblico, più è necessario fare attenzione. È il motivo per cui ormai a momenti neanche più mi scandalizzo per le stronzate da vecchio nonno benpensante che spesso scrive Gramellini, ma mi intristisco. Uno dei più importanti quotidiani d’Italia, un pezzo di storia, davvero, smerdato così. Un po’ di stupore per i titoli di Libero e compagnia sui contagi di COVID-19, invece, l’ho provato. Sono ancora un’anima troppo pura, evidentemente.

(Lo so anche io che se un macellaio avvelena la carne che vende è un bel criminale, ma il suo raggio d’azione è per forza di cose più limitato.)