Ti accorgi delle cose che hai quando le perdi, ovvero: di privilegi e situazioni anomale


Non sono sicuro che Smart working sia un termine che mi piaccia, ma non è il punto di questo post. Il punto è che in questo momento di crisi sanitaria, economica e sicuramente sociale in cui tutti dovremmo girare in mezzo alla gente il meno possibile, la mia compagna e io siamo privilegiati: possiamo entrambi lavorare da casa senza grosse difficoltà.

Viviamo a qualche decina di metri da una centralina di Fastweb (quantomeno, così sostenne il mio padrone di casa quando gli chiesi consiglio su che fornitore per internet scegliere: «C’è Fastweb con la fibra, proprio qui, vai tranquillo»), e la nostra connessione è stabile e dignitosa: internet è fondamentale per noi, e funziona bene.

Entrambi i nostri lavori (il mio in particolare) possono essere fatti in un sacco di posti diversi e non siamo obbligati a uscire di casa e attraversare la città. Stiamo in due stanze separate così non ci disturbiamo (e io non devo indossare le cuffie se non nei momenti di fino), e senza che forzassimo la situazione abbiamo ognuno un gatto da guardia che sta con noi – a volte si cambiano di ruolo, ma non siamo mai soli.

Nelle ultime settimane siamo usciti di casa solo per comperare le cose che servono per vivere, a parte un paio di cene dove con i tavoli vicini si cercava di rispettare la distanza. (Avremmo potuto evitarle, queste cene? Sì.) L’anno scorso abbiamo comprato una cyclette il cui utilizzo credo aumenterà esponenzialmente, nei prossimi giorni.

E per finire: andiamo per i quarant’anni (io in particolare) ma stiamo bene di salute. Non siamo immunodepressi, non abbiamo patologie particolari, non abbiamo altri problemi: se fossimo contagiati è abbastanza probabile che vivremmo una brutta influenza.

Niente di che, tutto sommato, se fosse una situazione normale. Ma di normale in questi giorni non c’è molto, e quindi mi ritrovo a pensare a questo: a questo tipo di privilegio che abbiamo noi, ai disagi che tutto sommato ci toccano sommariamente.

L’emergenza sanitaria è immediata e gravissima, e le misure necessarie e inevitabili – anzi, forse evitate troppo a lungo. Ma ci sono moltissimi che sono chiusi in casa coi figli tutto il giorno, e che per questo devono ricorrere all’aiuto dei nonni (finora una parte della popolazione decisamente più a rischio di noi). Ci sono liberi professionisti che in questo momento non possono lavorare, o molto poco. Ci sono interi settori produttivi fermi, e lo vedo da vicino grazie ad amici.

Non c’è un senso a questo post, se non una presa di coscienza dei privilegi di cui godo. (Penso di essere abbastanza conscio dei miei privilegi, ma in linea di massima li percepisco sempre sulle direttive di genere e di ricchezza, in questi giorni ho scoperto tante nuove direttive.) E la consapevolezza che a riguardo non so esattamente cosa fare.