Enti di ragione

Personalmente sono molto d’accordo con gli amici di Verde & Crapula, che negli ultimi mesi si sono messi in diretta opposizione con la teoria/narrazione che vede le riviste indipendenti di narrativa come una palestra per gli autori. Il finale di questa teoria/narrazione vede le case editrici, grandi o piccole che siano, arrivare a intervalli semi-regolari e scegliere gli autori da pubblicare nelle loro collane, come se fossero allenatori che girano le palestre di provincia.

Una cosa è chiara: non mi intendo di sport, probabilmente l’analogia con gli allenatori è fallace. Non importa.

Quando faccio inutile cerco sempre, sempre, di farlo per un unico motivo: dare alla gente dei bei racconti da leggere. Dei racconti che leggerei anche io. I nostri lettori sono il motivo per cui facciamo quello che facciamo, e se poi tra loro ci sono anche degli editori la cosa non ci dispiace, anzi: ma è un’aggiunta, non è lo scopo che ci siamo prefissate.

Quando poi effettivamente succede che dalle nostre pagine venga fuori un libro di qualche persona che conosciamo noi siamo ben contente; quando succede che sia un libro di un’autrice cui vogliamo bene e della quale siamo sempre state liete di pubblicare i racconti, siamo proprio felici.

Oggi succede che è uscito Enti di ragione, un’antologia di racconti di Marta Cai, e noi siamo felici. È brava, è umile, e sa scrivere con una penna eccezionale. Questi racconti li ho letti tutti: li consiglio caldamente.

(Per il momento il link è sulla scheda del libro su Bookrepublic: non appena il catalogo dell’editore sarà aggiornato metterò il link al loro sito.)

Brevissima lettera aperta ai critici cinematografici

Una domanda semplice, amici critici: ma voi alle proiezioni stampa, o quando andate al cinema colla famiglia, gli amici, gli amanti: quando state facendo quello che è in parte il vostro mestiere e in parte, mi auguro, la vostra passione: ma voi vi fermate fino alla fine dei titoli di coda?

Se non lo fate, perché non iniziate a farlo?

Visto che son qui a puntare il dito, mi smerdo da solo: a volte non lo faccio. Ogni tanto mi vien solo voglia di tornarmene a casa. È normale, capita a tutti. Ma cerco sempre di rimanere fino a che l’ultimo logo dei titoli di coda è passato. E no, non c’entrano le scene post-credit cui ci siamo abituati negli ultimi dieci anni.

L’industria cinematografica è uno dei pochi casi in cui a quasi tutte le persone coinvolte viene dato un riconoscimento – oltre a quello economico, s’intende, e dando per buono che ci sia stato. Dal regista pluripremiato ai produttori di questo e quest’altro ancora, fino ai runner di produzione, gli autisti, il cassiere che paga le comparse, il catering, tutto o quasi tutto viene riportato nei titoli di coda. È una cosa bellissima, dovrebbe essere così in qualsiasi settore. (Con tutti i difetti di minimum fax, loro a fine libro inseriscono chi ha collaborato alla realizzazione di quel libro. Non è una cosa da poco.)

Amici critici cinematografici: il film finisce coi titoli di coda.

Engage

La nostalgia è una brutta bestia, lo so. Cerco sempre di difendermi, per quanto possibile. (Si può, volendo, aprire una discussione su: meglio la nostalgia o i rimpianti? Così su due piedi, tra i due, preferisco la nostalgia, ma lasciamo perdere.) Però di tutti i revival degli ultimi anni, l’unico che non mi è sembrato fuori luogo è il ritorno di Star Trek sul piccolo schermo: era una serie che mancava da troppo, e che era stata sostituita da dei pessimi film fatti dal pessimo JJ Abrams. Come se i detentori dei diritti della creatura di Roddenberry avessero abdicato al loro ruolo, in un mondo fatto di serie tv cattive, sporche, realistiche.

Quando ho saputo che avrebbero fatto una serie tv su Picard, e che Patrick Stewart sarebbe tornato a interpretare il personaggio che porto forse più stretto al cuore, citai una cosa cui credo e penso molto, in una puntata di Pilota: dopo tanti anni a mostrarci in maniera realistica che il mondo è un brutto posto attraverso serie anche meravigliose (ciao, Breaking Bad) ma drammatiche, senza speranza; oppure: dopo tanti anni a portarci via da quel brutto posto attraverso serie comiche (e non c’è niente di male nell’escapismo, eh), era tornato il momento di indicare una strada.

Che io credo sempre che non basti dire “che brutta questa situazione”: sia necessario – necessario, proprio – indicare un’alternativa, mostrare che non ci sono solo le cose pessime intorno a noi, ma anche quelle belle, meravigliose, che danno speranza. «We have to be the torchbearers» dice Michale Burnham in Discovery. «Casting the light so we can see our path to lasting peace.»

Che oh, son tutti discorsi che sto facendo senza aver visto la serie su Picard, che debutta l’anno prossimo. Ma non puoi stravolgere quel personaggio, non puoi farlo diventare un cinico distaccato. E sono contento che abbiano deciso di riprovare a mostrare che le cose, anche quando sono pessime, possono essere affrontate. Si può dare un’alternativa, superare i conflitti in maniera positiva. È quello che Star Trek, nelle sue forme migliori, ha saputo fare meglio; ed è anche quello che l’ha inchiodato a terra quando non ha saputo gestire questa sua caratteristica (soprattutto quando ha iniziato a mettere effetti speciali e scene d’azione coreografate malissimo per dare l’idea di dinamismo).

In Star Trek: Picard, il cui trailer più esteso è uscito ieri, pare che siano riusciti a mettere insieme i soldi, per fare una serie anche visivamente moderna, le capacità di scrittura, e gli attori. Spero che mantenga le premesse, cioè di aggiornare uno dei personaggi che più hanno definito la mia vita e portarlo nel mondo moderno: ma essendo Stewart coinvolto fino ai capelli, sono abbastanza ottimista.

(Ora devo solo recuperare la seconda stagione di Discovery.)

Bei podcast, 13 luglio

Uno che ascolto da sempre


Incredibile come non ne abbia ancora parlato: You Must Remember This è uno dei podcast più importanti del mondo. Parla di cinema, ma non tanto dei film: quanto di tutto quello che sta intorno ai film, durante i cent’anni di storia di Hollywood.

Uno che ho appena scoperto


Già che stavo ascoltando Dirty John mi son detto: e quali altri podcast fa, questo network? Il network è Wondery, i podcast sono per lo più di true crime e Dr. Death è interessante, tremendo, spaventoso almeno quanto Dirty John.

Inchiostro ad Alessandria

Da tanti anni ad Alessandria succede Inchiostro Festival, che è bello. Arrivi in città, ti stupisci della quantità di serenità e benessere che possono esplodere all’interno di un chiostro, e decidi che ci vuoi tornare ogni anno, per continuare a innamorarti. Poi Andrea ti dice: ma perché non registriamo tutto l’audio degli incontri? E Lavinia dice: eccomi!, e questo ancora prima di vedere che c’era Ivo Milazzo in programma. E quindi: se vuoi passare ad Alessandria per salutarci, passa pure: ma passa perché il festival è bello, è grande anche se tenuto piccolo, e perché è la dimostrazione che le persone belle (ciao Andrea ❤️, ciao tutti voi che fate Inchiostro) attirano, e fanno, cose e persone belle.

Due miliardi e spicci

In più o meno dieci giorni di programmazione, Avengers: Endgame ha incassato quasi 2 miliardi e 200 milioni di dollari in tutto il mondo. Sono andato a vederlo due volte, pagando entrambe le volte un prezzo pieno: ho contribuito in maniera attiva al suo successo. E mi è piaciuto moltissimo, entrambe le volte che l’ho visto. È un film spettacolare che riesce a tenere al centro di tutto un grande cuore, un grande affetto per i suoi personaggi 💬 e culmine perfetto di una scommessa vinta certo con un sacco di soldi d’investimento, ma anche la capacità di riconoscere che senza una buona storia non se ne faceva niente. E a parte alcune cadute terrificanti durante questi dieci anni, tutti i 22 film del Marvel Cinematic Universe hanno delle sceneggiature che stanno in piedi, e anche quando non è il caso cercano di sviluppare i loro personaggi. Raramente abbiamo avuto un film scritto male sia per storia che per personaggi. E quindi evviva: la prova concreta che puoi fare film pym pùm pàm senza dimenticare a casa la parte più importante, la storia, e usare giustificazioni stupide come «Ma tanto è un film d’azione»💬💬.

Io sono anche convinto che attraverso film come questi incidi potentemente sul mondo, ispiri più di una generazione a fare qualcosa di positivo per tutti. Ma questo è un altro discorso.

Detto questo, vorrei che non ci dimenticassimo che l’industria cinematografica è fatta di giganteschi blockbuster ma anche di film minori per budget e spettacolarità visive, che sono altrettanto importanti. Il giorno in cui ho visto Endgame la prima volta, subito dopo mi son fatto un’oretta e mezzo totalmente diversa con Ancora un giorno, un film che consiglio caldamente a chiunque. Niente di più lontano da un film coi supereroi, eppure un’esperienza magnifica. L’indotto dei colossal è importante in primo luogo per chi li fa: con i 22 film Marvel le famiglie di un sacco di maestranze hanno avuto di che mangiare per dieci anni, e dal momento che non hanno intenzione di finirla qui presumibilmente mangeranno ancora per diversi anni, ma andiamo a vedere anche altri film, altri generi, che hanno bisogno di rientrare nel budget quanto e più di film simili. E non è che se li perdiamo al cinema allora è finita: possiamo recuperarli attraverso il noleggio o le piattaforme di streaming legali.

Non dimentichiamoci di tenere le cose in equilibrio: la nostra dieta culturale dev’essere bilanciata, come la dieta che mangiamo. Poi magari ti diverti di più con certi film rispetto ad altri, ma è importante non andare a senso unico.

  1. 💬 A parte la Vedova nera, ma non entriamo nell’argomento.[⤴️]
  2. 💬💬 Cosa che avrebbe già dovuta esser molto chiara, con Fury Road.[⤴️]

Bei podcast – 4 maggio

Un paio di settimane di vuoto nella mia rubrica di suggerimenti d’ascolto. Ma avevo ampiamente preventivato salti simili.

Uno che ascolto da tanto

The critical path: Horace Dediu è un analista indipendente, che negli anni si è fatto notare per una capacità di analisi fuori dal comune. Il podcast è nato per analizzare il mondo tecnologico attraverso il filtro di Apple, ma oggi la parte dedicata ad Apple è decisamente meno: nell’ultima puntata si parla di privacy, per esempio.

Uno che ho appena scoperto

Found, che purtroppo è finito nel 2017 – ma io l’ho scoperto solo ora. Ricostruire la vita delle persone a partire da bigliettini, carte, cose trovate per caso per strada. Storie decisamente affascinanti.

Bei podcast – 13 aprile

Sto barando, e alla stragrande, preparando questo post con diversi giorni di anticipo. Ma comunque, ecco un altro paio di suggerimenti!

UNO CHE ASCOLTO DA TANTO

99% invisible, come non citarlo qui dopo che l’ho citato ovunque, a voce e in tutte le interviste che riguardano i podcast che io abbia mai dato. Un podcast che parla di come il design impatta sulle nostre vite, dalle scelte sui suoni per un cartone animato ai cartelli stradali alle bandiere.

UNO CHE HO APPENA SCOPERTO

Abisso editoriale, un podcast dove non le mandano a dire, in un ambiente dove troppo spesso vince l’ipocrisia e si incensano prodotti editoriali orripilanti solo perché se si parla male poi si rischiano future collaborazioni o altri motivi idioti. Brave. (Ogni tanto tenete i voltapagina troppo lunghi, ma non importa ❤️)

inutile in giro, ad aprile

Per il momento (non si sa mai che ci prenda il matto e improvvisiamo qualcosa! 🙃) c’è una data sola: a Torino, sabato 13 aprile, cioè questo: Da Emilia, che è un bel posto in Corso San Maurizio. Ci vediamo alle 12 per fare brunch e parlare di inutile, e di riviste, e quant’altro. Qui maggiori informazioni.

Bei podcast – 6 aprile 2019

Inauguro una piccola rubrica di questo piccolo sito: un elenco dei podcast che ascolto, e sperabilmente anche di quelli che scopro. L’intenzione è che sia una rubrica settimanale; la realtà entrerà a gamba tesa più di una volta, quindi l’obiettivo è di fare almeno due brevi post al mese. Solo uno, una sconfitta. Meno ancora, una tragedia. Tutte le settimane, un miracolo 🙃

Questa prima puntata la facciamo tutta su Apple, t’avviso.

UNO CHE ASCOLTO DA TANTO

The Talk Show with John Gruber, una corazzata che ascolto dal 2010 o giù di lì, quando era ancora parte di 5by5. Quasi tutte le settimane un paio d’ore di chiacchiere su Apple e tecnologia tra John e un ospite. Se piace lo stile di Daring Fireball, piace anche questo. L’unica pecca è forse la relativa limitata varietà di ospiti: piacerebbe ascoltare più voci nuove e non “sempre le solite” – tenendo conto che la qualità delle solite voci che passa per il Talk Show è altissima.

UNO CHE HO APPENA SCOPERTO

SnobOS, a podcast for Apple snob. Proprio il voler cercare nuove voci mi ha fatto trovare questo nuovo podcast. Nuovo per me ma anche in assoluto: siamo solo a 22 puntate, al momento in cui scrivo questo post. Mi ha fatto un’ottima impressione.

inutile in giro, a marzo

Iniziamo (dopo tre mesi, ma vabbè) il 2019 rispettando una delle cose che ci eravamo dette: vogliamo andare di più in giro, stare in mezzo alla gente il più possibile, parlare di inutile a voce, con persone che non conosciamo. E infatti, eccoci!


Domenica 17 marzo (domani, per me che scrivo) siamo a Book Pride, assieme a Valeria Foschetti della Fanzinoteca La pipette noir (che è un posto che tutti dovremmo frequentare di più). Parleremo di riviste e di fanzine, e di inutile e della fanzinoteca, ma soprattutto: speriamo di parlare con la gente che ci sarà. Questo l’evento su FB per chi non sa stare senza Facebook.


Mercoledì 20 marzo saremo in Santeria (quella vecchia, in via Paladini) a raccontare cos’è inutile, com’è cresciuto, cosa fa e cosa vuol fare, con Florencia Di Stefano-Abichain, che è una bionda meravigliosa (nessun altra specifica su di lei: se non la conosci, minimo minimo dovresti ascoltarla). Qui l’evento, eccetera eccetera.

Se non hai nient’altro di meglio da fare, vieni a vederci, salutaci, tiraci la giacchetta, battici sulla spalla, parliamo.

Non avrei mai pensato di linkare un articolo di Avvenire

Ma c’è da dire che non avrei mai pensato che il clima politico attuale diventasse quello che è diventato.

Fontana di Trevi, tolte alla Caritas le monetine dei poveri. Nel 2018 i soldi dei turisti sono stati 1,5 milioni di euro. L’organismo li usa per i servizi ai più poveri. Stop dal 1° aprile: andranno a bando per progetti sociali e manutenzione dei monumenti [continua a leggere]

(Grazie a Bruno Alfiero per aver condiviso il tweet originario.)

Un commento che boh

Ludovica Lugli ha scritto un articolo per spiegare l’assurda situazione in cui si è ficcato Il Saggiatore. In breve: hanno pubblicato una raccolta di racconti giovanili di Salinger comprando i diritti da un editore americano che non aveva i titoli per poterli vendere all’estero. Gli eredi di Salinger sono molto fiscali nel rispettare la volontà dell’autore (giustamente), e ci sono delle cose che lui non voleva più pubblicate: tra cui i racconti di questa raccolta. L’articolo di Ludovica spiega tutto molto bene, e poi tra i commenti ho trovato questa perla:

Il rifiuto delle royalties per ottenere la distruzione dei libri è un comportamento che mi irrita a tal punto da non leggere nulla di questo autore pur di nn fargli guadagnare neanche un centesimo di mio.

E allora allarghi le braccia e ci rinunci.

Tre considerazioni su Raymond Carver

Finisce l’anno ma qui a inutile non ci fermiamo: è appena uscito uno speciale (riservato ai nostri soci) su Raymond Carver. Se poco poco mi conosci, sai che rimane il mio autore preferito, una spanna sopra chiunque e un chilometro sopra ai suoi imitatori: in un pezzo all’interno di questo speciale provo a spiegare perché.

Oltre a me c’ha scritto Rita Mariateresa Mascia, Licia Ambu. Marco Montanaro passava di lì e ha scritto un’introduzione. La splendida copertina l’ha realizzata la sempre splendida Federica Bordin a partire da questa foto.

a volte, il caso

Giovedì scorso eravamo tutte a Bologna per una riunione di redazione di inutile. Mancava solo Carmine, ma per il resto era la prima volta che alcune di noi si conoscevano di persona dopo tanti mesi passati a leggersi, o a sentirsi nominare. Dall’anno scorso cerchiamo di farlo almeno una volta all’anno: non è facile, abitiamo in tutta Italia, ma è importante. Poi certo, ci sono persone tra noi che si vedono molto più spesso (noi che viviamo a Milano, per esempio: ma è facile), e in ogni caso ci sentiamo praticamente tutte, tutti i giorni.

Mercoledì 31, cioè il giorno prima, c’era stato il primo evento di Ghinea, la nostra newsletter sui femminismi a cura di Francesca, Gloria, Marzia: un bell’incontro, anche se sono arrivato alla fine (per tutta una serie di problemi logistici sui quali è meglio soprassedere). E neanche a farlo apposta Style, il supplemento del Corriere ha fatto uscire un articolo a cura di Gaetano Moraca, in cui sei scrittrici e scrittori parlano delle loro gavette, delle fatiche e delle soddisfazioni del mestiere, e del passaggio quasi obbligato per le riviste letterarie. Due di loro sono stati pubblicati su inutile: Alessandro Mazzarelli nel 2015, Francesca Marzia Esposito nel 2011.

Niente di che, eh: il nostro nome è comparso un paio di volte in una decina di pagine: ma è un’attenzione che fa piacere, e che è caduta in un momento profondamente simbolico per noi: ritrovarsi per stabilire a grandi linee i prossimi 12-18 mesi, trovando al contempo una piccola conferma del lavoro già fatto.

L’ho detto un sacco di volte, lo continuerò a ripetere: inutile è una delle cose migliori della mia vita. Una di quelle cose in cui ti ritrovi per caso e però è una scelta tua continuare, e continuare per più di dieci anni (fanno tredici anni, a dirla tutta: dal 2005 che Gabriele disse «Perché non facciamo questa rivista?»). Una di quelle scelte che fanno bene a chi le compie, e secondo me (e noi) anche un po’ al mondo. Scelte da condividere, competenze e bellezze da mettere a disposizione di tutti, e non c’è un motivo che lo spieghi, se non: è giusto così.

Una di quelle cose che riempie la vita, e come sempre: di cose belle e di cose brutte. Per fortuna le cose belle sono molte, molte di più, e hanno a che fare con le persone che ho incontrato in questi anni. A parte qualche fregatura, la maggior parte son persone con cui voglio accompagnarmi per tanti anni ancora: non so se sia condivisa, come cosa, ma spero di sì. Siamo una famiglia stupenda, appassionata, bravissima: ed è tutto merito loro.

Per l’altra mia famiglia, quella di Querty, vale lo stesso discorso, anche se lì ho cercato di costruire il nucleo principale attorno a quelli che già erano miei amici, che consideravo già famiglia: allora così è facile, allargare a nuove leve, e catturarne che siano belle persone. Per inutile la maggior parte delle cose è successa per caso, un po’ pilotato da talenti e testardaggini varie: a gift that keeps giving, come direbbero gli anglosassoni. Come on and bring your wrecking ball: noi rimarremo in piedi.