Il signore delle storie

Nella mia vita ho letto tantissimi fumetti: fino ai diciotto in preponderanza di matrice americana, supereroistica; ma già dai sedici, diciassette anni circa i miei orizzonti si sono espansi. Verso la fine degli anni ’90 ho incontrato Sandman, prima da solo poi in compagnia di altri amici (ciao Jules), e credo di non dire una fesseria se dico che Sandman è il mio fumetto preferito, e sta lì assieme a uno o due manga, qualche storia Disney, e Born again, sì, Devil.

Questo articolo sui trent’anni di Sandman, pubblicato ieri su Fumettologica, è un bellissimo volo d’uccello su un fumetto che mi ha cambiato la vita, che mi ha aiutato a capire che le storie sono la cosa più importante che abbiamo. E quindi, nonostante i difetti piccoli e grandi, di cui Andrea Fiamma non lesina le sottolineature: grazie Neil Gaiman, grazie Sogno degli Eterni.

Nerdopoli al Circolo Gagarin

Eleonora Caruso ha curato un saggio intitolato Nerdopoli. Espressioni di una comunità in evoluzione, e dentro ci hanno scritto alcune persone che conosco (ciao Alice Cucchetti, ciao Aligi Comandini). È un saggio snello, che affronta diversi argomenti “da nerd” come il titolo suggerisce. Secondo me è una buona lettura, ma per sapere meglio come la penso potresti venire a Busto Arsizio giovedì 31, dalle nove di sera, ché al Circolo Gagarin lo presentiamo proprio con Eleonora e Alice. E non esserci sarebbe un peccato! (Il Circolo, peraltro, è proprio bello.)

Non avrei mai pensato di linkare un articolo di Avvenire

Ma c’è da dire che non avrei mai pensato che il clima politico attuale diventasse quello che è diventato.

Fontana di Trevi, tolte alla Caritas le monetine dei poveri. Nel 2018 i soldi dei turisti sono stati 1,5 milioni di euro. L’organismo li usa per i servizi ai più poveri. Stop dal 1° aprile: andranno a bando per progetti sociali e manutenzione dei monumenti [continua a leggere]

(Grazie a Bruno Alfiero per aver condiviso il tweet originario.)

Un commento che boh

Ludovica Lugli ha scritto un articolo per spiegare l’assurda situazione in cui si è ficcato Il Saggiatore. In breve: hanno pubblicato una raccolta di racconti giovanili di Salinger comprando i diritti da un editore americano che non aveva i titoli per poterli vendere all’estero. Gli eredi di Salinger sono molto fiscali nel rispettare la volontà dell’autore (giustamente), e ci sono delle cose che lui non voleva più pubblicate: tra cui i racconti di questa raccolta. L’articolo di Ludovica spiega tutto molto bene, e poi tra i commenti ho trovato questa perla:

Il rifiuto delle royalties per ottenere la distruzione dei libri è un comportamento che mi irrita a tal punto da non leggere nulla di questo autore pur di nn fargli guadagnare neanche un centesimo di mio.

E allora allarghi le braccia e ci rinunci.

Vampiretto

Come ho accennato nel pezzo che conteneva i nostri suggerimenti per i regali di natale, grazie a Duolingo sto cercando di imparare i rudimenti del tedesco. Sono molto soddisfatto di come so pronunciare Gemuse, ma la strada da fare è ancora tanta. Non so esattamente quale connessione mentale sia scattata, ma sono andato a controllare se i libri della saga di Vampiretto fossero arrivati in edizione digitale. Un paio d’anni fa m’ero lamentato, credo su Twitter, della loro assenza in formato ebook, e ho sperato che coll’anno nuovo ci fosse una novità. C’era.

Giunti sta ripubblicando la serie, con nuove illustrazioni di Paolo d’Altan, e ho ricomprato il primo romanzo. È sempre una bella storia, quella del giovane novenne Anton che fa amicizia con Rüdiger von Schlotterstein, un ragazzino che i genitori hanno fatto diventare vampiro 150 anni prima. È stato divertente rileggere il libretto, e mi ha colpito come certi dettagli mi tornassero alla memoria un attimo prima che comparissero sulla pagina: per esempio l’odore di marcio che accompagna ovunque Rüdiger (si tratta pur sempre di un cadavere ambulante che vive in una cripta al cimitero), la puzza del mantello che usa per volare, la sorellina Anna la Sdentata che prende una sbandata per Anton, e i genitori di quest’ultimo, che a rileggerli oggi a quasi quarant’anni mi sembrano dei genitori qualunque, apprensivi e impauriti dalla crescita del proprio bambino come saranno certamente stati i miei, trent’anni fa.

L’unica nota nostalgica che rovina questo brevissimo commento riguarda il titolo e le belle illustrazioni di Paolo d’Altan. Il titolo originario è Der kleine Vampir, che letteralmente significa “il piccolo, il giovane vampiro”, e che quindi accetto benissimo reso come Vampiretto. Ma nella nuova edizione hanno scelto d’intitolarlo Vampiretto trova un amico: che, ok, è quello che succede, ma a questo punto si poteva lasciare il titolo della vecchia edizione italiana, Il mio amico Vampiretto?

Per finire: le illustrazioni sono belle davvero, ma nel mio cuore sono stampate per sempre quelle che accompagnavano la vecchia edizione.

Tre considerazioni su Raymond Carver

Finisce l’anno ma qui a inutile non ci fermiamo: è appena uscito uno speciale (riservato ai nostri soci) su Raymond Carver. Se poco poco mi conosci, sai che rimane il mio autore preferito, una spanna sopra chiunque e un chilometro sopra ai suoi imitatori: in un pezzo all’interno di questo speciale provo a spiegare perché.

Oltre a me c’ha scritto Rita Mariateresa Mascia, Licia Ambu. Marco Montanaro passava di lì e ha scritto un’introduzione. La splendida copertina l’ha realizzata la sempre splendida Federica Bordin a partire da questa foto.

a volte, il caso

Giovedì scorso eravamo tutte a Bologna per una riunione di redazione di inutile. Mancava solo Carmine, ma per il resto era la prima volta che alcune di noi si conoscevano di persona dopo tanti mesi passati a leggersi, o a sentirsi nominare. Dall’anno scorso cerchiamo di farlo almeno una volta all’anno: non è facile, abitiamo in tutta Italia, ma è importante. Poi certo, ci sono persone tra noi che si vedono molto più spesso (noi che viviamo a Milano, per esempio: ma è facile), e in ogni caso ci sentiamo praticamente tutte, tutti i giorni.

Mercoledì 31, cioè il giorno prima, c’era stato il primo evento di Ghinea, la nostra newsletter sui femminismi a cura di Francesca, Gloria, Marzia: un bell’incontro, anche se sono arrivato alla fine (per tutta una serie di problemi logistici sui quali è meglio soprassedere). E neanche a farlo apposta Style, il supplemento del Corriere ha fatto uscire un articolo a cura di Gaetano Moraca, in cui sei scrittrici e scrittori parlano delle loro gavette, delle fatiche e delle soddisfazioni del mestiere, e del passaggio quasi obbligato per le riviste letterarie. Due di loro sono stati pubblicati su inutile: Alessandro Mazzarelli nel 2015, Francesca Marzia Esposito nel 2011.

Niente di che, eh: il nostro nome è comparso un paio di volte in una decina di pagine: ma è un’attenzione che fa piacere, e che è caduta in un momento profondamente simbolico per noi: ritrovarsi per stabilire a grandi linee i prossimi 12-18 mesi, trovando al contempo una piccola conferma del lavoro già fatto.

L’ho detto un sacco di volte, lo continuerò a ripetere: inutile è una delle cose migliori della mia vita. Una di quelle cose in cui ti ritrovi per caso e però è una scelta tua continuare, e continuare per più di dieci anni (fanno tredici anni, a dirla tutta: dal 2005 che Gabriele disse «Perché non facciamo questa rivista?»). Una di quelle scelte che fanno bene a chi le compie, e secondo me (e noi) anche un po’ al mondo. Scelte da condividere, competenze e bellezze da mettere a disposizione di tutti, e non c’è un motivo che lo spieghi, se non: è giusto così.

Una di quelle cose che riempie la vita, e come sempre: di cose belle e di cose brutte. Per fortuna le cose belle sono molte, molte di più, e hanno a che fare con le persone che ho incontrato in questi anni. A parte qualche fregatura, la maggior parte son persone con cui voglio accompagnarmi per tanti anni ancora: non so se sia condivisa, come cosa, ma spero di sì. Siamo una famiglia stupenda, appassionata, bravissima: ed è tutto merito loro.

Per l’altra mia famiglia, quella di Querty, vale lo stesso discorso, anche se lì ho cercato di costruire il nucleo principale attorno a quelli che già erano miei amici, che consideravo già famiglia: allora così è facile, allargare a nuove leve, e catturarne che siano belle persone. Per inutile la maggior parte delle cose è successa per caso, un po’ pilotato da talenti e testardaggini varie: a gift that keeps giving, come direbbero gli anglosassoni. Come on and bring your wrecking ball: noi rimarremo in piedi.

Un piccolo cambiamento in casa inutile

A volte succede, che anche se ti ruga e ti dispiace, devi fare delle cose che preferiresti non fare. È quello che è successo oggi: abbiamo aumentato il costo di iscrizione a INUTILE » associazione culturale, cambiando anche la frequenza di pagamento (da dieci euro annuali a due euro mensili).

Il valore che offriamo è gigantesco, in confronto al costo che si deve pagare. E lo sappiamo che è un prezzo che si paga volentieri per sostenere un progetto che si sente affine ai propri ideali: però c’è un gran lavoro dietro, e ci sembra giusto che ne venga riconosciuta una parte. Inoltre, aumentare anche di poco le entrate ci permette di fare progetti diversi e più grandi, dei quali speriamo di parlare presto.

E niente: da oggi l’iscrizione a INUTILE costa un po’ di più, ma faremo in modo che la qualità che vi offriamo in cambio rimanga sempre altissima. E grazie a tutti quelli che si sono iscritti in questi dieci anni, e a quelli che si iscriveranno: stiamo lavorando a un mondo un poco più bello, grazie anche a voi.

I 400 numeri di Lupo Alberto

Bell’articolo, triste articolo, vero articolo di Andrea Fiamma su Fumettologica.

«Così, senza quasi accorgercene, siamo arrivati al numero 400» esordisce in maniera un po’ ironica l’editoriale di Lupo Alberto n. 400, un traguardo che sarebbe altrimenti encomiabile ma che rimbomba agrodolce nel palato. Quasi nessuno infatti, tra addetti ai lavori e lettori, ha fatto caso alla cifra tonda del compleanno. Lo stesso albo ha celebrato l’anniversario in maniera abbastanza mesta. Più rumore c’era stato nel 2013, in occasione dei 40 anni del personaggio, festeggiati da quasi tutta la stampa di settore e non. Ma poi la creatura di Silver è tornata nell’oblio. (continua a leggere)

Il Lupo è stato fondamentale, per me, forse anche più dei supereroi, nell’approcciarmi alla maturità. Erano strisce che parlavano per stratificazione dei messaggi e lavoravano su più livelli, ed erano tutti ottimi livelli. Ora, non lo so. Mi è sembrato davvero un ricordo sbiadito. Per non parlare delle ricette di Cesira: sembrava uno scherzo in copertina, e invece, per riempire la foliazione, c’era anche quello.

Offscreen si prende una pausa

Offscreen è una rivista quadrimestrale, fatta da Kai Brach. Sono abbonato da tre anni, grossomodo, e la ritengo una delle spese migliori che faccio. Racconta il mondo della tecnologia, che normalmente va estremamente veloce, ma lo fa a un ritmo completamente diverso: quello di una rivista di carta. Interviste e spunti più che interessanti: spesso fondamentali, anche nei numerosissimi casi in cui non conoscevo le persone intervistate o il loro lavoro.

Dopo sette anni di lavoro quasi solitario, Kai ha deciso (giustamente) di prendersi una pausa, e per i prossimi 6 mesi (ma forse anche di più) Offscreen non uscirà. Nonostante questo iato, se vuoi comprarti una rivista che, oh, ad avercene, puoi comunque comprare i vecchi numeri. Ne vale davvero la pena.

Having just released issue 20 I feel now is a good time to take a breather and give my mind some space to reassess. This means that there won’t be a new issue of Offscreen for at least six months, maybe more. [continua a leggere]

Il vizio di smettere, a Verona

Nonostante con Michele Orti Manara da qualche anno, a intervalli irregolari, si dica: «Dobbiamo vederci per una birra!» e non ci si veda mai, ma proprio mai, ci siamo sempre e comunque tenuti in contatto – anche se visti di persona un paio di volte sole. Lui tiene d’occhio i racconti che vengono pubblicati in rete, e quindi anche inutile; noi abbiamo pubblicato alcuni suoi pezzi, negli anni, e sapevo che a scrivere se la cava bene.

Qualche mese fa Racconti è uscita con una raccolta di Michele, intitolata sapientemente Il vizio di smettere: è una bella raccolta, specialmente se ti piace leggere racconti. Venerdì 28 settembre lo presentiamo a Verona, alla libreria Pagina Dodici, in Corte Sgarzarie 6a. Se riuscissi a venire saremmo felici!

la maledizione della conoscenza

Un articolo che sottoscrivo in toto, scritto da Anne Janzer (in realtà è un estratto del suo libro Writing to be understood). È un principio a me caro, quello dell’essere più comprensibile possibile quando scrivo, al punto da sembrare scemo nel tentativo di ridurre ai minimi termini, alla portata di chiunque, gli argomenti di cui parlo. Mi sembra davvero una cosa fondamentale, poter parlare a tutti: in maniera che chi s’incuriosisce possa andare ad approfondire da altre parti, e in caso contrario avere comunque un’idea generale di quello di cui si sta parlando.

Essere semplici è difficilissimo, e in ogni caso non esclude l’approfondimento: perché in un pezzo – o in un podcast – si può andare a fondo anche cercando di facilitare il viaggio a chi ti segue.

Once we know something, it’s difficult to remember not knowing it. We take our knowledge for granted.
We can spot other people suffering from the curse of knowledge pretty easily. We’ve all seen it:

– The physician who speaks in medical terms you don’t know
– The academic author who writes a paper, intended for a general audience, filled with terms that only a graduate student would understand.

These people aren’t trying to hoodwink or confuse you. They simply forget that you don’t know what they know. 
It’s much harder to detect symptoms of this tendency in our own behavior. When smart, caring people write incomprehensible stuff, the curse of knowledge is usually to blame. It plagues experts who write for the layperson, or the industry insider addressing an outsider. 
Of course, a few knowledgeable and expert communicators avoid the curse of knowledge with apparent ease, but let’s consider them outliers and confess that the rest of us struggle with it. The greater your knowledge, the stronger the curse. [continua a leggere]

Locura!

Lunedì scorso sono stato ospite del meraviglioso programma di Florencia Di Stefano-Abichain, Locura!, su Radio Popolare. Abbiamo parlato a lungo di podcast, un po’ di inutile, di Drake, e anche di metal. In più, ho fatto mettere la mia canzone preferita di sempre in radio: che grandissima soddisfazione.

Divertiti ad ascoltarla!