personalissima nota su Per legge superiore di g.fontana

‘and so we end the chapter’ dicevano i Savatage
Giorgio Fontana ha scritto un libro che si intitola Per legge superiore, e Sellerio l’ha pubblicato poche settimane fa. Giorgio ha scritto Buoni propositi per l’anno nuovo (Mondadori, non l’ho letto), Novalis (Marsilio, l’ho letto), Babele 56 (Terredimezzo, non l’ho letto – ma la mia compagna sì: vale?), La velocità del buio (Zona, letto). Poi scrive sul suo blog, poi ha militato in Eleanore Rigby (il più importante pamphlet letterario del mondo), che è una rivista fantastica (*). Poi è un amico. Ma come ho già detto, non siamo abituati al pompino reciproco: preferirei che non venisse neanche ipotizzato, il pompino reciproco.

Sabato notte, in un viaggio in treno, e domenica mattina, in una ventina di minuti, a letto (leggere a letto: da secoli non mi capitava), mi sono bevuto il suo Per legge superiore. La storia la conoscevo già, perché avevo assistito a due presentazioni, ma non è quello il motivo per il quale mi sono bevuto il libro. È scritto bene, scorre, si lascia leggere e ti invoglia a continaure. Non è un giallo, quindi non ti chiude ogni capitolo facendoti rimanere là, appeso, con l’ansia di sapere come va a finire. Non è un giallo, ma qualcuno (non ricordo chi: potrebbe essere stata Giusy Marchetta?) ha detto che in qualche libreria lo si trova tra i gialli: sarà che sono abituati a Sellerio-Camilleri-Montalbano, librai del cazzo. Ti tiene inchiodato, anche se non ha una di quelle storie che tipicamente ti tengono inchiodato. Sai già come andrà a finire, perché hai capito che tipo è il protagonista (Roberto Doni, procuratore generale, sessant’anni compiuti, una moglie vicina e una figlia lontana). Oppure sai già come andrà a finire perché l’hai intuito, vedendo due presentazioni. O forse perché sei intelligentissimo, come me. Continui a macinare pagine per un motivo semplicissimo: è scritto da dio.

eccezioni sempre, errori mai
Roberto Doni ha un motto, che lo accompagna per tutto il romanzo: eccezioni sempre, errori mai. Sta per affrontare il processo d’appello di un caso piuttosto semplice: un tunisino ha partecipato a un pestaggio finito piuttosto male, s’è beccato i suoi anni, tutto normale: ma una giornalista freelance fa intuire a Doni che il tunisino è innocente, e continuerà a stare in carcere ingiustamente.

Che fai quando hai sessant’anni, la prospettiva di un trasferimento in provincia, una bella moglie e una figlia che non torna più dall’America, e non risponde alle tue telefonate? Che fai quando hai vissuto tutta la tua vita facendo il tuo dovere e solo il tuo dovere, quando hai cresciuto la famiglia che volevi e all’improvviso non riesci più a muoverti nel mondo, come se il mondo avesse cambiato le sue misure dal giorno alla notte? Quando le eccezioni diventano la norma, e gli errori un peso che fatichi, sempre più, a tollerare?

poi mi commuove pure
Giorgio è riuscito a commuovermi in un paio di punti. Il primo è un file che Doni tiene aperto e corregge e cambia e lima spesso: l’ha intitolato Testamento ed è una cosa che ho fatto tante volte anche io.

Il secondo punto in cui mi commuove è quando descrive il rapporto tra Doni e sua figlia, o meglio: come Doni vive l’allontanarsi della figlia. Dev’essere così che i padri vedono gli allontanamenti, certi allontanamenti: dev’essere così che se l’è vissuta mio padre, forse.

E poi mi commuove, un poco, con Milano: che è una città bellissima, e io lo dico a tutti quelli che mi chiedono “Ma come fai, come fai, a vivere a Milano dopo che sei cresciuto a Venezia?”. Giorgio dev’essere della mia stessa opinione, e si legge ovunque, nel libro: c’è Milano in tutta la sua brutta bellezza, e anche nella sua bellezza bella, quella degli angoli che non vedi finché non ci capiti per sbaglio un giorno di primavera.

Non c’entra niente col libro, ecco, son cose personali. Ma se non sono personali le cose che ti fan risuonare dentro un romanzo, allora non ha senso scrivere. (Io son d’accordo con quella canzone di Frou Frou: «Music is worthless unless it can make a perfect stranger break down and cry»). E Per legge superiore ha tante cose che rimbalzano dentro, cercando una sponda: la giustizia, la legge, il ‘fare ciò che è giusto’, la vita di un tranquillo sessantenne sconvolta piano, con delicatezza, e Milano. Vedi un po’ se questa sponda ce l’hai anche tu, o no.

Giorgio Fontana, Per legge superiore, Sellerio 2011

PS: Per puro caso!, sabato 17 dicembre lo presentiamo a Maerne (Venezia). No, dico, eh.

(*) Bastardi, vogliamo tutti un numero nuovo.

quella volta che g.fontana mi chiese di

La premessa: Giorgio Fontana è un amico perché è una bella persona, è intelligente, ed è anche bravo. Non: Giorgio Fontana è una bella persona, intelligente, bravo perché è mio amico. Non so perché sono suo amico, spero di condividere anche in minima parte qualcuno di questi tratti, ma la sfiga che mi perseguita mi lascia intravvedere come unica possibilità: sono suo amico perché sono molto bello. (*)

La premessa fa parte integrante di questo post.

Giorgio mi ha chiesto, lunedì scorso, di andare a seguire un incontro sul marketing B2B durante il pomeriggio del primo giorno della Social Media Week. L’ho fatto, e gli ho scritto il reportage. Poi mi ha chiesto di seguire un interessante dibattito sulla proprietà intellettuale ai giorni nostri (molto interessante, anche se generalista: ma va benissimo così). L’ho fatto, e gli ho scritto il reportage.

Non è la prima volta che mi chiedono espressamente di scrivere qualcosa (in questo caso, degli articoli), ma è la prima volta che verrò pagato per farlo. È stato interessante, divertente, diverso: e spero di aver fatto un buon lavoro – sono sicuro di aver fatto il meglio che potevo.

Grazie a Giorgio e a Web-Target per l’opportunità e la fiducia.

Ecco, era un piccolo post, ma che mi sembrava giusto e doveroso scrivere. Adesso posso svaccare tutto dicendo: vaccarana.

(*) No, in realtà. Non sono affatto bello. Ma comunque. torna su

il problema dei giornali italiani

Okay, dunque a quanto pare sono tutti d’accordo su questo “incubo terrorismo” (definito attendibile, credibile eccetera) con particolare riferimento alla capitale e a New York.
Viene dunque da domandarsi perché il New York Times abbia come primo titolo “Obama Challenges Congress on Job Plan”, e il Washington Post “‘You should pass this jobs plan right away’”. Viene anche da domandarsi perché entrambi dedichino, in effetti, spazio alla questione: ma lo fanno senza fanfare, a metà homepage, e soprattutto con una precisazione chiave: unconfirmed. (continua a leggere sul blog di Giorgio Fontana)

A leggere il blog di Flavio Parisi, pare successe la stessa cosa col terremoto in Giappone: qui tutti a gridare alla fine del mondo, lì molto più sobri.

banale conferma

La prima è una banale conferma: e cioè che passare del tempo con scrittori stranieri ti fa ulteriormente capire quanto la società letteraria italiana sia per la stragrande maggioranza ridicola e totalmente autoriferita, persa in sterili battaglie via Facebook. Avere una discussione franca, libera e priva di preoccupazioni o pettegolezzi con dei colleghi è una cosa che mi capita estremamente di rado: in questi sei giorni, l’ho fatto sempre. E non è stato affatto difficile.

Mio malgrado, sono costretto a essere d’accordo con Giorgio: gli scrittori italiani sono, per la maggior parte, dei coglionazzi con un ego troppo sviluppato.

(Infatti quel che più mi piace della nostra amicizia è che ci diciamo le cose a brutto muso. Yeah: così si fa.)

hai sbagliato tutto

Se sogni di scrivere un romanzo, hai già sbagliato tutto. Lo devi scrivere. Punto. Se vuoi pubblicarlo è un altro discorso, ma se sogni di scriverlo, non scriverlo. Fai altro, davvero. Avresti già dovuto scriverlo, invece di sognare e pensare che l’idea ti arrivi, o mentre lo culli nel “tempo che ti manca”.

(Dal blog di Giorgio Fontana.)

novalis, il libro

Piove troppo per poter dormire subito, e poi ieri notte ho tirato le cinque assieme a qualche altro milione di persone, quindi posso anche andare a letto all’una, oggi. Piove troppo, adesso, a Mestre: ché si sfoga dello scirocco che ci ha sudati oggi pomeriggio, e nei giorni scorsi. Scirocco di quelli duri, da Venezia-d’agosto-in-piena-fondamenta-spianata-al-sole, anche se magari con qualche grado in meno. Una di quelle fondamenta, magari verso Fondamente Nove, o Viale Garibaldi, o ancora più in là, spostati agli estremi confini a est: il Lido. D’inverno. Peggio che il centro di una città d’estate.


A momenti neanche so più perché, ma comunque: piove troppo per andare a dormire senza aver detto che Novalis, di Giorgio Fontana, è un bel libro. Di quelli che si fanno leggere, t’incollano, roba che alle quattro del mattino devi sapere come va avanti. Possibilmente, alle quattro del mattino devi finirlo. Un po’ perché il giorno dopo devi andare al lavoro, e magari coi soldi che guadagni comprare anche l’altro libro di Giorgio, ma soprattutto perché senti un nodo alla gola, di quelli da mancanza, di quelli da prurito sottocutaneo, di quelli che ti giri continuamente su un fianco senza addormentarti e il gatto ti guarda e pensa, al solito: mona.

Novalis parla d’abbandoni. Solitudini, ricerche, deviazioni dalla retta via. A ben guardare, in Novalis non c’è una retta via. Non c’è niente. C’è solo la periferia. C’è un po’ d’estate di grande periferia italiana, che io mi immagino sia Milano ma solo perché per una storia così i posti che conosco mancano di carattere. Non c’è abbastanza disperazione nei posti che conosco. È come se in quella fondamenta-spianata-al-sole improvvisamente il cielo, in piena estate, sputasse fuori catrame. Il cielo, catrame. Non è storia da cittadine immacolate nella propria memoria, quella di Novalis. Ha bisogno di strade, automobili che sputano gli ultimi cavalli motore, alberi d’un bosco abbandonato come i casolari ai bordi dell’autostrada. Autogrill lungo una strada che porta all’annientamento. Pompini in mezzo al nulla, tensione da stemperare con l’abisso.

L’abisso, ecco: è l’abisso il protagonista di Novalis: ai margini dell’abisso sfilano i personaggi. Chi più in alto, magari verso la salvezza – salvezza? – chi nei gironi più bassi. C’è qualcuno che sta anche oltre al fondo dell’abisso: roba di lusso.

Novalis è un libro che va letto. È un libro che ti porterà nella città verso la quale s’avvicina il personaggio della copertina: vietato svelarti che cosa succede in quella città. Anche se i segreti vanno rivelati, io non lo farò: a te entrare nel Gruppo Novalis, nella sua musica e nella sua arte oltre qualsiasi concezione dell’arte.

(Interessasse: questo è il sito di Giorgio.)