articolo 27, sì, proprio

(Così, su due piedi, la protesta di Wikipedia mi sembra giusta e perfetta. Non so quanto andranno avanti, intanto contribuisco nel mio piccolissimo a fare grancassa. MS)

Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue, che può essere consultata in qualunque momento senza spendere nulla.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.
Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiederne non solo la rimozione, ma anche la sostituzione con una sua “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

Il Disegno di legge – Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) recita:
«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.
L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
Articolo 27
«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”.
Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?
Gli utenti di Wikipedia

il problema dei giornali italiani

Okay, dunque a quanto pare sono tutti d’accordo su questo “incubo terrorismo” (definito attendibile, credibile eccetera) con particolare riferimento alla capitale e a New York.
Viene dunque da domandarsi perché il New York Times abbia come primo titolo “Obama Challenges Congress on Job Plan”, e il Washington Post “‘You should pass this jobs plan right away’”. Viene anche da domandarsi perché entrambi dedichino, in effetti, spazio alla questione: ma lo fanno senza fanfare, a metà homepage, e soprattutto con una precisazione chiave: unconfirmed. (continua a leggere sul blog di Giorgio Fontana)

A leggere il blog di Flavio Parisi, pare successe la stessa cosa col terremoto in Giappone: qui tutti a gridare alla fine del mondo, lì molto più sobri.

banale conferma

La prima è una banale conferma: e cioè che passare del tempo con scrittori stranieri ti fa ulteriormente capire quanto la società letteraria italiana sia per la stragrande maggioranza ridicola e totalmente autoriferita, persa in sterili battaglie via Facebook. Avere una discussione franca, libera e priva di preoccupazioni o pettegolezzi con dei colleghi è una cosa che mi capita estremamente di rado: in questi sei giorni, l’ho fatto sempre. E non è stato affatto difficile.

Mio malgrado, sono costretto a essere d’accordo con Giorgio: gli scrittori italiani sono, per la maggior parte, dei coglionazzi con un ego troppo sviluppato.

(Infatti quel che più mi piace della nostra amicizia è che ci diciamo le cose a brutto muso. Yeah: così si fa.)

anche il Sole24ore se n’è accorto

Nel 2007, in occasione del lancio del programma cultura, la Commissione Europea ha pubblicato uno studio sulla produzione culturale degli Stati membri. Anche in questo caso brutte notizie: l’Italia si piazza dodicesima. «C’è una correlazione tra i due indicatori – spiega l’economista Pier Luigi Sacco -: i paesi che innovano sono quelli che hanno una visione attiva della cultura».

Secondo Sacco, autore insieme allo storico dell’arte Christian Caliandro del saggio Italia Reloaded (Il Mulino), negli ultimi quaranta anni in Italia si è consolidata una concezione passiva della cultura, basata sulla conservazione dell’esistente e sulla difesa dell’antico: «Abbiamo smesso di produrre idee – spiega Sacco – convinti che, grazie al nostro passato glorioso, potevamo fare a meno di nuovi contenuti: in questo modo siamo diventati marginali sulle frontiere della produzione creativa». (continua a leggere l’articolo di Serena Danna)

Le persone intelligenti lo vanno ripetendo da anni: se la “cultura” per la classe dirigente, quelli che determinano l’offerta culturale, è roba che è stata fatta almeno 50 anni fa, o rielaborazione di roba fatta almeno 50 anni fa, allora siamo messi proprio male.

(via @giorgiofontana)

basta, dai

Ho appena beccato questo post di Francesco Costa, che condivido in pieno. Il finale:

Sia chiaro, non è che non avete ragione. E capisco che, anche al netto di tutte le esagerazioni, per noi italiani la presenza nel mondo di Berlusconi è un problema molto più pressante della presenza nel mondo di Mubarak. Ma non si può far girare la propria testa e le proprie opinioni sempre e solo attorno a Berlusconi. Davvero, ci si ammala: si perdono lucidità e senso della misura. Dite sempre, giustamente, che in Italia le cose non cambiano mai. Dite sempre, giustamente, che il mondo moderno ha perso i suoi confini, che siamo tutti collegati, eccetera. Allora vi propongo un fioretto: per 48 ore smettete di occuparvi di Emilio Fede, alzate il naso, accendete la tv e mettete su Al Jazeera, che sta trasmettendo la Storia. L’Italia è sempre uguale, ma per fortuna il mondo è grande.

vita privata

Splendido editoriale del Post.

(…) E invece la restituzione alla normalità dell’Italia non passa per l’attesa che questa normalità arrivi da sé, passa per il riprendere comportamenti normali, tutti (salvo lui, esentato per palese inadeguatezza). Non è lontanamente immaginabile in nessun paese democratico, civile e moderno (e lo si immagina con fatica anche in quelli autoritari, incivili e arretrati) un quadro di vita, scelte e comportamenti come quello che circonda il PresdelCons, reati o no. È il capo di questo paese, dannazione. Chiunque concorra alla sopravvivenza politica di questa situazione senza fare ogni cosa possibile per esaurirla e toglierne gli italiani che gliene hanno dato mandato ne è corresponsabile tanto quanto Emilio Fede e Lele Mora (…)

vuole il mio posto?

Come sarebbe il mondo se gli stati attuali fossero ordinati per il numero degli abitanti? Cioè, se i confini rimanessero gli stessi, ma cambiassero gli stati in base alla popolazione? Sarebbe un bel casino, eh? Noi finiremmo in Angola, e al posto nostro arriverebbe il Senegal. Per dire.

Interessante notare che quattro stati non cambierebbero posizione. Se vuoi sapere quali, dai un’occhiata alla mappa.

(Via Kottke.)

niente di nuovo sul fronte

(…) I lettori, infatti, sono solo il 38 % sul totale della popolazione di età superiore ai 14 anni, ma solo il 10 % si possono definire “abituali”. Lo strano è che, invece, il mercato dei libri nel Belpaese si presenta, tutto sommato, solido, con un fatturato complessivo di oltre 5 miliardi di euro (…)

Ma che bella novità. Questo è il paese della gente che pubblica a pagamento senza leggere più d’un libro al mese, e Gerino si stupisce del fatturato degli editori. (Sì, ma quali? Tutti-tutti-tutti? Pure quelli che non investono proprio per un cazzo nei buoni libri?)

Da tenere in considerazione, comunque, questi post dell’amico Aldo Moscatelli (qui e qui).

(Via DottoressaDania.)