poesia batterica

“It’s a very short poem; a very masculine assertion about the aesthetic creation of life. The organism reads the poem, and writes in response a very melancholy, feminine – almost surreal – poem about the aesthetic of the loss of life. They’re in dialogue with each other.”

Il poeta britannico Christian Bök ha “tradotto” in codice genetico una sua poesia e l’ha iniettato in un batterio. Il nome del batterio è commovente: “Deinococcus radiodurans”. Il batterio recepisce il DNA estraneo e risponde. Giuro che l’ho letta davvero, qui.

Follelfo e Sanguineti

Follelfo fa uscire un numero speciale e lo dedica interamente a un’intervista a Edoardo Sanguineti. Da non perdere.

Nel momento in cui rimembranze e celebrazioni fluviali riempivano le righe di ogni rivista e giornale, ci rendemmo conto di avere anche noi tra le mani un piccolo documento prezioso. Decidemmo, però, forse ingenuamente, che sarebbe stato un atto inopportuno, o meglio opportunistico, pubblicarlo in quei giorni caotici. Abbiamo scelto, quindi, di attendere che sfumasse l’eco delle commemorazioni e di proporvi solo ora questa conversazione. Motivi particolari non ce ne sono; è cordiale, piacevole, interessante e merita di essere letta più di molte altre cose.