fate la storia senza di me

Quest’anno ho fatto una brevissima capatina alla Mostra del Cinema di Venezia, per assistere alla proiezione di un documentario che vede tra i produttori anche una collega con cui abbiamo lavorato durante la telenovela Passione.

Il documentario si intitola Fate la storia senza di me, e racconta la storia di Alberto Bonvicini, che è un personaggio che non conoscevo per niente. Albertino diventa “famoso” fin da bambino perché è uno degli internati (e torturati dal primario Coda) al manicomio minorile di Villa azzurra (fuori Torino). Poi passerà per una famiglia borghese e normale, per il carcere, la lotta armata, l’eroina, la stampa e la televisione, e l’AIDS. Muore nel 1991 a 33 anni. La sua è una storia straniante, perché interseca davvero tante delle cose successe in Italia nei trent’anni che vanno dagli anni ’60 agli anni ’80, restando sempre al margine, ogni tanto balzando in primo piano, più spesso scivolando via. È una storia che aiuta a capire un po’ di più di quel periodo, soprattuto per persone come me che in quel periodo non c’erano. (E straniante è stato anche vedere Torino, città che un po’ conosco, nelle immagini di repertorio di quegli anni.)

Il documentario ha la regia di Mirko Capozzoli, è ben fatto, e ha avuto una gestazione di sei anni (per le ricerche e la stesura). Questa è la sua pagina di Facebook, questa la scheda della Film commission Torino Piemonte. Se vuoi, qui c’è un articolo di Luca Rastello (compare anche lui nel documentario, essendo amico di Albertino).

{Una recensione a questo film è uscita sul #36 di inutile.}

esterina senzacorente

Il finesettimana l’ho passato a Torino, ad accompagnare un’amica che voleva provare l’esame di ammissione alla Holden. (Risultato: ha fatto l’esperienza, e ha chiuso la pratica “Holden”, indipendentemente dal risultato.) Ne ho approfittato per vedere Ale e gli amici di Torino (Gianluca Didino, Francesco Sparacino, Gabriele, l’amico del buon Montanaro: abbiamo cantato un sacco di Guccini), e ho recuperato anche una mattinata splendida con uno dei miei cugini.

Mi ha regalato un disco degli Esterina, che sono un gruppo di Lucca e sono davvero bravi. Il disco che mi ha regalato è Senzacorente, suonato il 25 dicembre del 2008 in una chiesa sconsacrata: splendida acustica, ottima musica, bellissimi i testi. Consiglio assolutamente (poi i prezzi sul loro sito sono più che umani).

(PS: ho fatto anche un bel giro per il parco del Valentino. Un gran bel posto. In generale ho camminato molto, e da solo, per Torino, cosa che non faccio mai, e mi sono innamorato ancora di più della città.)

coi miei soliti vent’anni

E di nuovo, grazie ad Ale che lo scorso finesettimana, prima che io ripartissi da Torino, mi ha passato un paio di dischi. Uno di questi è Gold Mother, dei James.

Se non lo conosci, è da sentire assolutamente, perch’è bellissimo, e quando l’ho ascoltato la prima volta ho pensato: che bel disco moderno, pieno di rimandi a cliché vecchi ma rifatti in maniera originale. E sticazzi, è un disco del 1990.

l’autografo

Ci sono anch’io, là dentro: ché a Torino Intermezzi condivideva lo stand con Las Vegas.

(Via Las Vegas, il blog.)

(Un saluto a tutti quelli che son passati di là. Noi eravamo parecchio accampati, però ci siam divertiti. Io mi son divertito. A sistemare la cassa. 🙂 )

antropometria

L’amico Paolo Zardi ha pubblicato una raccolta di racconti per gli amici di Neo Edizioni. Titolo: Antropometria. In anteprima al Salone del libro.