Bei podcast – 8 giugno

E lo sapevo che tra una cosa e l’altra avrei saltato degli appuntamenti. Ricominciamo.

Uno che ascolto da tanto

Fumble. Ok, gioco in casa, qui, lo so. Però se vuoi ascoltare il miglior podcast di live playing che c’è in Italia non hai scelta: è Fumble.

Uno che ho appena scoperto

IRL. La settimana puntata della quarta stagione è bellissima.

Inchiostro ad Alessandria

Da tanti anni ad Alessandria succede Inchiostro Festival, che è bello. Arrivi in città, ti stupisci della quantità di serenità e benessere che possono esplodere all’interno di un chiostro, e decidi che ci vuoi tornare ogni anno, per continuare a innamorarti. Poi Andrea ti dice: ma perché non registriamo tutto l’audio degli incontri? E Lavinia dice: eccomi!, e questo ancora prima di vedere che c’era Ivo Milazzo in programma. E quindi: se vuoi passare ad Alessandria per salutarci, passa pure: ma passa perché il festival è bello, è grande anche se tenuto piccolo, e perché è la dimostrazione che le persone belle (ciao Andrea ❤️, ciao tutti voi che fate Inchiostro) attirano, e fanno, cose e persone belle.

Due miliardi e spicci

In più o meno dieci giorni di programmazione, Avengers: Endgame ha incassato quasi 2 miliardi e 200 milioni di dollari in tutto il mondo. Sono andato a vederlo due volte, pagando entrambe le volte un prezzo pieno: ho contribuito in maniera attiva al suo successo. E mi è piaciuto moltissimo, entrambe le volte che l’ho visto. È un film spettacolare che riesce a tenere al centro di tutto un grande cuore, un grande affetto per i suoi personaggi 💬 e culmine perfetto di una scommessa vinta certo con un sacco di soldi d’investimento, ma anche la capacità di riconoscere che senza una buona storia non se ne faceva niente. E a parte alcune cadute terrificanti durante questi dieci anni, tutti i 22 film del Marvel Cinematic Universe hanno delle sceneggiature che stanno in piedi, e anche quando non è il caso cercano di sviluppare i loro personaggi. Raramente abbiamo avuto un film scritto male sia per storia che per personaggi. E quindi evviva: la prova concreta che puoi fare film pym pùm pàm senza dimenticare a casa la parte più importante, la storia, e usare giustificazioni stupide come «Ma tanto è un film d’azione»💬💬.

Io sono anche convinto che attraverso film come questi incidi potentemente sul mondo, ispiri più di una generazione a fare qualcosa di positivo per tutti. Ma questo è un altro discorso.

Detto questo, vorrei che non ci dimenticassimo che l’industria cinematografica è fatta di giganteschi blockbuster ma anche di film minori per budget e spettacolarità visive, che sono altrettanto importanti. Il giorno in cui ho visto Endgame la prima volta, subito dopo mi son fatto un’oretta e mezzo totalmente diversa con Ancora un giorno, un film che consiglio caldamente a chiunque. Niente di più lontano da un film coi supereroi, eppure un’esperienza magnifica. L’indotto dei colossal è importante in primo luogo per chi li fa: con i 22 film Marvel le famiglie di un sacco di maestranze hanno avuto di che mangiare per dieci anni, e dal momento che non hanno intenzione di finirla qui presumibilmente mangeranno ancora per diversi anni, ma andiamo a vedere anche altri film, altri generi, che hanno bisogno di rientrare nel budget quanto e più di film simili. E non è che se li perdiamo al cinema allora è finita: possiamo recuperarli attraverso il noleggio o le piattaforme di streaming legali.

Non dimentichiamoci di tenere le cose in equilibrio: la nostra dieta culturale dev’essere bilanciata, come la dieta che mangiamo. Poi magari ti diverti di più con certi film rispetto ad altri, ma è importante non andare a senso unico.

  1. 💬 A parte la Vedova nera, ma non entriamo nell’argomento.[⤴️]
  2. 💬💬 Cosa che avrebbe già dovuta esser molto chiara, con Fury Road.[⤴️]

Bei podcast – 4 maggio

Un paio di settimane di vuoto nella mia rubrica di suggerimenti d’ascolto. Ma avevo ampiamente preventivato salti simili.

Uno che ascolto da tanto

The critical path: Horace Dediu è un analista indipendente, che negli anni si è fatto notare per una capacità di analisi fuori dal comune. Il podcast è nato per analizzare il mondo tecnologico attraverso il filtro di Apple, ma oggi la parte dedicata ad Apple è decisamente meno: nell’ultima puntata si parla di privacy, per esempio.

Uno che ho appena scoperto

Found, che purtroppo è finito nel 2017 – ma io l’ho scoperto solo ora. Ricostruire la vita delle persone a partire da bigliettini, carte, cose trovate per caso per strada. Storie decisamente affascinanti.

Bei podcast – 13 aprile

Sto barando, e alla stragrande, preparando questo post con diversi giorni di anticipo. Ma comunque, ecco un altro paio di suggerimenti!

UNO CHE ASCOLTO DA TANTO

99% invisible, come non citarlo qui dopo che l’ho citato ovunque, a voce e in tutte le interviste che riguardano i podcast che io abbia mai dato. Un podcast che parla di come il design impatta sulle nostre vite, dalle scelte sui suoni per un cartone animato ai cartelli stradali alle bandiere.

UNO CHE HO APPENA SCOPERTO

Abisso editoriale, un podcast dove non le mandano a dire, in un ambiente dove troppo spesso vince l’ipocrisia e si incensano prodotti editoriali orripilanti solo perché se si parla male poi si rischiano future collaborazioni o altri motivi idioti. Brave. (Ogni tanto tenete i voltapagina troppo lunghi, ma non importa ❤️)

La biblioteca dei libri perduti

Ha ragione l’attacco dell’articolo del Guardian: sembra l’inizio di un libro di Zafón.

The Libro de los Epítomes manuscript, which is more than a foot thick, contains more than 2,000 pages and summaries from the library of Hernando Colón, the illegitimate son of Christopher Columbus who made it his life’s work to create the biggest library the world had ever known in the early part of the 16th century. [link]

inutile in giro, ad aprile

Per il momento (non si sa mai che ci prenda il matto e improvvisiamo qualcosa! 🙃) c’è una data sola: a Torino, sabato 13 aprile, cioè questo: Da Emilia, che è un bel posto in Corso San Maurizio. Ci vediamo alle 12 per fare brunch e parlare di inutile, e di riviste, e quant’altro. Qui maggiori informazioni.

Bei podcast – 6 aprile 2019

Inauguro una piccola rubrica di questo piccolo sito: un elenco dei podcast che ascolto, e sperabilmente anche di quelli che scopro. L’intenzione è che sia una rubrica settimanale; la realtà entrerà a gamba tesa più di una volta, quindi l’obiettivo è di fare almeno due brevi post al mese. Solo uno, una sconfitta. Meno ancora, una tragedia. Tutte le settimane, un miracolo 🙃

Questa prima puntata la facciamo tutta su Apple, t’avviso.

UNO CHE ASCOLTO DA TANTO

The Talk Show with John Gruber, una corazzata che ascolto dal 2010 o giù di lì, quando era ancora parte di 5by5. Quasi tutte le settimane un paio d’ore di chiacchiere su Apple e tecnologia tra John e un ospite. Se piace lo stile di Daring Fireball, piace anche questo. L’unica pecca è forse la relativa limitata varietà di ospiti: piacerebbe ascoltare più voci nuove e non “sempre le solite” – tenendo conto che la qualità delle solite voci che passa per il Talk Show è altissima.

UNO CHE HO APPENA SCOPERTO

SnobOS, a podcast for Apple snob. Proprio il voler cercare nuove voci mi ha fatto trovare questo nuovo podcast. Nuovo per me ma anche in assoluto: siamo solo a 22 puntate, al momento in cui scrivo questo post. Mi ha fatto un’ottima impressione.

Canzoni di speranza

Come diceva ieri Sara Pavan a Bricòla, il festival delle autoproduzioni di fumetto, ogni atto pubblico che compiamo è, in ultima analisi, un atto politico. (Sono consapevole che Sara non è la prima e unica persona ad averlo detto: ma l’ho sentito ieri, quindi cito lei, ai fini di questo breve post.)

In serata, a cena con amici, mi arriva una notifica: Apple Music mi comunica che uno degli artisti che seguo ha pubblicato un nuovo disco. E sticazzi, penso, e poi vedo che è Springsteen, e quindi cambio atteggiamento.

Ascolto il disco da stamattina, che è una cosa che non succede spesso: negli ultimi anni ascolto per lo più podcast, e ho trascurato molto la musica. In ogni caso: è da stamattina che ascolto Springsteen, e la cosa non dovrebbe stupire nessuno. Dovrebbe stupire, semmai, il fatto che non conoscessi l’esistenza della Live Series di Springsteen, una serie che che suddivide le canzoni tematicamente ed è arrivata al terzo capitolo: i primi due sono Songs of the road & Songs of friendship.

Mi ha colpito il titolo del disco: Songs of Hope. E ho fatto tutto un ragionamento, molto banale se vuoi, riguardo il fatto che se ogni nostro atto pubblico è politico, cercare di dare una speranza in più, e cantarla, è un bellissimo atto politico. E niente, il ragionamento finisce qui. Ma il disco me lo riascolto.

inutile in giro, a marzo

Iniziamo (dopo tre mesi, ma vabbè) il 2019 rispettando una delle cose che ci eravamo dette: vogliamo andare di più in giro, stare in mezzo alla gente il più possibile, parlare di inutile a voce, con persone che non conosciamo. E infatti, eccoci!


Domenica 17 marzo (domani, per me che scrivo) siamo a Book Pride, assieme a Valeria Foschetti della Fanzinoteca La pipette noir (che è un posto che tutti dovremmo frequentare di più). Parleremo di riviste e di fanzine, e di inutile e della fanzinoteca, ma soprattutto: speriamo di parlare con la gente che ci sarà. Questo l’evento su FB per chi non sa stare senza Facebook.


Mercoledì 20 marzo saremo in Santeria (quella vecchia, in via Paladini) a raccontare cos’è inutile, com’è cresciuto, cosa fa e cosa vuol fare, con Florencia Di Stefano-Abichain, che è una bionda meravigliosa (nessun altra specifica su di lei: se non la conosci, minimo minimo dovresti ascoltarla). Qui l’evento, eccetera eccetera.

Se non hai nient’altro di meglio da fare, vieni a vederci, salutaci, tiraci la giacchetta, battici sulla spalla, parliamo.

Questa corsa dei poveri

È uscita una bella intervista a Paolo Castaldi, nostro ospite fisso a Tizzoni d’inferno. L’intervista è incentrata su Zatlan, il suo libro per Feltrinelli Comics. Tra le varie cose che dice, una mi ha colpito, e tanto:

Mentre ci siamo io e altri autori che con sincerità facciamo partecipare i nostri lettori o comunque le persone che ci seguono, chi più chi meno, alla fase di creazione, tanti altri autori pubblicano preview solo per creare questo hype. Adesso sembra che tutto le opere siano necessarie, tutte le opere siano capolavori. Ho deciso che non voglio più partecipare a questa corsa dei poveri. Ho detto: basta, non mi interessa. Quindi quando uscirà il [prossimo] libro lo saprete, perché sarà pronto, fatto e finito.

E ha ragione. In tutti i campi che frequento c’è questa tendenza: da un lato ci sono quelli che sono felici di condividere le cose che fanno (o che rispondono sinceramente alle domande che vengon poste loro); dall’altro gente che continua ad alimentare l’hype, e sostanzialmente quindi il proprio ego.

(Sono i piccoli dettagli come questo che ti fan capire che se c’è simpatia, sintonia, sotto c’è sempre un motivo.)

Lo stato di inutile, 2018

L’editoriale che ho scritto, per raccontare com’è andato il nostro ultimo anno. Il 2019 si preannuncia frizzantino, non vediamo l’ora di fare molte cose.

L’anno scorso dicevo che il nostro 2017 è stato un anno di conferme e rilanci, strettamente collegati. Abbiamo condotto l’anno successivo continuando a rilanciare, e cercando di non fermarci mai. Cerco di farne un riassunto in questo editoriale, sperando di non dimenticarmi niente di quello che è successo. [continua a leggere]