novalis, il libro

By MS on 5 novembre 2008 — 2 mins read

Piove troppo per poter dormire subito, e poi ieri notte ho tirato le cinque assieme a qualche altro milione di persone, quindi posso anche andare a letto all’una, oggi. Piove troppo, adesso, a Mestre: ché si sfoga dello scirocco che ci ha sudati oggi pomeriggio, e nei giorni scorsi. Scirocco di quelli duri, da Venezia-d’agosto-in-piena-fondamenta-spianata-al-sole, anche se magari con qualche grado in meno. Una di quelle fondamenta, magari verso Fondamente Nove, o Viale Garibaldi, o ancora più in là, spostati agli estremi confini a est: il Lido. D’inverno. Peggio che il centro di una città d’estate.


A momenti neanche so più perché, ma comunque: piove troppo per andare a dormire senza aver detto che Novalis, di Giorgio Fontana, è un bel libro. Di quelli che si fanno leggere, t’incollano, roba che alle quattro del mattino devi sapere come va avanti. Possibilmente, alle quattro del mattino devi finirlo. Un po’ perché il giorno dopo devi andare al lavoro, e magari coi soldi che guadagni comprare anche l’altro libro di Giorgio, ma soprattutto perché senti un nodo alla gola, di quelli da mancanza, di quelli da prurito sottocutaneo, di quelli che ti giri continuamente su un fianco senza addormentarti e il gatto ti guarda e pensa, al solito: mona.

Novalis parla d’abbandoni. Solitudini, ricerche, deviazioni dalla retta via. A ben guardare, in Novalis non c’è una retta via. Non c’è niente. C’è solo la periferia. C’è un po’ d’estate di grande periferia italiana, che io mi immagino sia Milano ma solo perché per una storia così i posti che conosco mancano di carattere. Non c’è abbastanza disperazione nei posti che conosco. È come se in quella fondamenta-spianata-al-sole improvvisamente il cielo, in piena estate, sputasse fuori catrame. Il cielo, catrame. Non è storia da cittadine immacolate nella propria memoria, quella di Novalis. Ha bisogno di strade, automobili che sputano gli ultimi cavalli motore, alberi d’un bosco abbandonato come i casolari ai bordi dell’autostrada. Autogrill lungo una strada che porta all’annientamento. Pompini in mezzo al nulla, tensione da stemperare con l’abisso.

L’abisso, ecco: è l’abisso il protagonista di Novalis: ai margini dell’abisso sfilano i personaggi. Chi più in alto, magari verso la salvezza – salvezza? – chi nei gironi più bassi. C’è qualcuno che sta anche oltre al fondo dell’abisso: roba di lusso.

Novalis è un libro che va letto. È un libro che ti porterà nella città verso la quale s’avvicina il personaggio della copertina: vietato svelarti che cosa succede in quella città. Anche se i segreti vanno rivelati, io non lo farò: a te entrare nel Gruppo Novalis, nella sua musica e nella sua arte oltre qualsiasi concezione dell’arte.

(Interessasse: questo è il sito di Giorgio.)

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