inutile, #31

Di tutte le grandi metafore della lettura ce n’è una che ci portiamo dietro dalla notte dei tempi: la lettura come viaggio. Potrei aggiungere che “un libro è una porta aperta sul mondo” o che “la letteratura è l’unico vero biglietto di imbarco”. Invece no: a me quella metafora fa cagare. E 1.460.000 di pagine web indicizzate su Google, una mandria di professori che si sfringuellano davanti agli aggiornamenti Opac, un esercito di iscritti a facoltà umanistiche che si sfrucugliano con immagini idealizzate di terre lontane non mi fanno cambiare idea. Perché se ci sono due cose che ti riescono bene solo a casa sono leggere e scrivere. E infatti gli scrittori ogni tanto si ammazzano.

Per cui chiudi la porta con quattro mandate, stacca il telefono, mettiti in mutande, leggi il raccontazzo di Alessandro Milanese, la poesia di quel borderline di Terry Boligol, e ascoltati la playlist di Polaroid. E se per caso ti venisse in mente che la rubrica made in UK di Fontefrancesco sia in palese contraddizione con quanto ho detto, be’, amore: l’errore è in te.

inutile non passa al body scanner.

Questo l’editoriale di Ale per il #31 di inutile. opuscolo letterario. Il numero lo trovi qui.

(M’ero dimenticato che era uscito a inizio settimana! Ma per abbonarti fai sempre in tempo!)