Quello che vedi in primo piano è Ale. Quello dietro di lui è Ale. Quello che sorride sullo sfondo è Andrea. Siamo in un qualche parco alla periferia di Berlino.

Io sono da qualche parte tra Ale e Ale. In questa storia io entro molto poco, sto come tappezzeria vecchia e un po’ staccata nel vecchio salotto della nonna. Ale, l’Ale in primo piano, non c’entra praticamente un cazzo, con questa storia: però chi ha fatto la foto voleva fotografare lui che mangiava i biscotti e invece ha beccato gli altri due (e me, di sguincio), e le storie migliori alla fin fine vengono fuori così, un aggiustamento della messa a fuoco e scopri un mondo.

Qui il mondo è molto, molto lontano. Soprattutto nel tempo.

Andrea non è mai stato il mio migliore amico. Non è stato mai neanche un mio amico nel senso classico del termine. Se apri il mio dizionario, alla voce “amici” trovi altre facce. Però con Andrea abbiamo fatto un pezzo di strada assieme, dieci anni fa. La sua vita e la mia hanno avuto a che spartire gli incroci che la sua vita e quelle dei miei amici hanno creato, nel bene e nel male, e il fatto che questa frase sia contorta riflette un po’ forse quel periodo. Per esempio, con Ale (l’Ale di spalle) avevano creato un buon rapporto. Quando siamo andati in Germania, nel 2003, Ale (l’Ale di spalle) una domenica mattina ha fatto una battuta, ha detto: sai che figo se incontrassimo Andrea, qui, a Berlino? E io devo aver risposto: sì, figurati, in una città da 3 milioni di persone, trovare proprio lui. E infatti, al successivo attraversamento pedonale l’abbiamo trovato.

Immagina la mia faccia, smerdato così platealmente. Immagina la nostra faccia, abituati a incrociarci per le strade di Mestre, a mangiare un panino all’Arancione, o a beccarsi a casa di qualcuno, ritrovarsi nel mezzo di un incrocio berlinese, e poi andare in quel parco e stare lì un po’ a chiacchierare.

Io in questa storia entro poco, dicevo. Per lo più ascoltavo. Ci si aggiornava a vicenda: lui chiedeva a noi (ad Ale) che fine avevano fatto tutti, noi chiedevamo come stesse lui. Viveva in Germania da un paio d’anni. Tre anni prima era morto Riccardo, e quello era stato un momento del cazzo un po’ per tutti noi, il momento in cui all’inizio siamo stati tutti insieme, e poi il “gruppo” come l’avevo conosciuto io non è più esistito. Lui e Riccardo erano amici, o forse anche loro semplicemente avevano percorso un po’ di strada insieme: e quindi Andrea quand’è morto Riccardo l’ho visto prenderla male come tutti noi. Poi è andato in Germania. Non credo ci fossero grandi collegamenti, tra le cose: però nella mia mente è tutto un grande periodo, impastato insieme che fa male cercare di scioglierlo e capirci qualcosa.

Assurdo, da un certo punto di vista, recuperare a Berlino un pezzo di te stesso, tra l’altro di un te stesso che ancora non lo sapevi ma già non c’era, già non c’era più. A Berlino, trovare una briciola dei tuoi anni passati. Se ci penso adesso fa paura, una cosa così.

Andrea è steso su un letto d’ospedale tedesco, da qualche settimana, per via di un tumore benigno che gli ha fottuto mezzo cervello. Da qualche giorno la massa ha superato non so che punto, e adesso s’è aperta una fase degenerativa che non lascia uscite d’emergenza, secondo i medici tedeschi. E comunque, a sapere proprio le due cose-base che ti dice Wikipedia sui tumori, anche benigni, non c’è mica da stare allegri. E a pensarci bene fa meno paura.

Si fa quel che si può, s’è sempre fatto quel che abbiamo potuto. Improvvisamente, in un giorno di pioggia di inizio maggio, ti viene in mente che quel che hai fatto (e pensavi d’aver fatto quel che potevi) forse non è stato abbastanza: forse non hai stretto abbastanza mani, o non hai detto quello che pensavi o provavi, e magari la gente che adesso è lontana non ha saputo, non ha capito. Non son cose che fanno paura, solo un po’ di malinconia. È che piove, e sono un po’ triste, e tra un po’ ne faccio ventotto, e l’Arancione non c’è più: Mestre è più carina, Andrea, l’han tirata a lucido. Ma quei panini non ci son più, e pure Indie ha chiuso: non ti perdi niente da questa parte del mondo. In una galassia lontana lontana, che sembra quasi ieri, chissà quante cose avremmo potuto fare. Se solo avessimo fatto quello che volevamo, e non quello che abbiam potuto.