the north star always guides me

By MS on 5 aprile 2011 — 1 min read

Io i Manowar me li sono ascoltati di gusto, me li ascolto di gusto ancora oggi; qualcosina-ina-ina l’ho pure suonata, qualche loro pezzo. (Forse addirittura il primissimo pezzo che abbiamo mai provato è stato Kingdom Come? Venne proprio male…) Li ho visti dal vivo a Brescia nel 2003, se non sbaglio la data, ed è stato un gran concerto. Tra l’altro ho sperimentato sulla mia pelle che quando dicono che fanno i concerti più rumorosi al mondo: be’, cazzo, è vero.

Oggi scopro che Scott Columbus è morto. Scott Columbus, il batterista inetto, quello che sapeva fare solo tu-pà tu-pà tu-tu-pà, roba che il primissimo batterista dei Manowar (Donnie Hamzik) o il potentissimo Rhino potevan fare a occhi chiusi e con le mani legate, è morto a 54 anni. Ha scritto alcune delle più belle canzoni metal dei miei sedici anni, e mi mancherà a bestia, quel suo fare sornione e tranquillo, così lontano dai tiri di matto del leader Joey DeMaio. Alla faccia delle sue sparate da macho, guerrafondaie e sessiste, gli uomini veri tra loro son sempre stati Eric Adams, tra l’altro uno dei migliori cantanti del metal, e Scott. Come dicono loro stessi:

With dreams to be a king: first, one should be a man

Ciao ciccio, rompigli le palle, a quel cazzone di Dio, con quella batteria d’acciaio.

(Grazie al caro Giorgio Fontana per avermi avvertito. Cristo, quando iniziano a morire i miti di quand’eri più giovane, porca troia.)

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