L’avrai sentito: HP ha deciso di smettere di fare computer, e vuole liberarsi anche della “palla al piede” Palm/WebOS. È una cosa che mi ha stupito e lasciato l’amaro in bocca, per dirla con eufemismi (meno eufemistico Andy Ihnatko su Twitter): neanche due mesi dal lancio del TouchPad, e vogliono già disfarsene. Robe da pazzi.

Lascia l’amaro in bocca, sì: perché HP è sempre stata l’azienda dei computer, degli strumenti tecnologici migliori sul versante PC, e perché è un nome storico, che ha fatto e ha aiutato a fare la storia (un giovanissimo Jobs ci ha lavorato, in HP). E adesso non hanno avuto la pazienza di proseguire lungo la strada e innovare, come sapevano fare in passato. Peggio: si sono chinati di fronte alla potenza di Apple: è come se avessero spedito un gigantesco bigliettino a Jobs dicendo “hai vinto tu”. Niente di male, per carità: ma da HP ci si aspettava qualcosa di più, e il sottoscritto in modo particolare.

Se vuoi leggere di più sulla parabola discendente di HP, un bell’articolo di Robert Cringely, che chiude così:

American firms have been laying-off their engineering staffs for years. In today’s world of MBA-managed companies, R&D is perceived as not being a good use of money. Apple is an exception and over the last several years they have been producing one great product after another. HP worried about keeping up with Apple so Apotheker — like Lew Platt back in 1999 — decided to punt. Apotheker decided to no longer compete with Cupertino. He said as much this week. (leggi tutto l’articolo)