personalissima nota su Per legge superiore di g.fontana

By MS on 6 dicembre 2011 — 3 mins read

‘and so we end the chapter’ dicevano i Savatage
Giorgio Fontana ha scritto un libro che si intitola Per legge superiore, e Sellerio l’ha pubblicato poche settimane fa. Giorgio ha scritto Buoni propositi per l’anno nuovo (Mondadori, non l’ho letto), Novalis (Marsilio, l’ho letto), Babele 56 (Terredimezzo, non l’ho letto – ma la mia compagna sì: vale?), La velocità del buio (Zona, letto). Poi scrive sul suo blog, poi ha militato in Eleanore Rigby (il più importante pamphlet letterario del mondo), che è una rivista fantastica (*). Poi è un amico. Ma come ho già detto, non siamo abituati al pompino reciproco: preferirei che non venisse neanche ipotizzato, il pompino reciproco.

Sabato notte, in un viaggio in treno, e domenica mattina, in una ventina di minuti, a letto (leggere a letto: da secoli non mi capitava), mi sono bevuto il suo Per legge superiore. La storia la conoscevo già, perché avevo assistito a due presentazioni, ma non è quello il motivo per il quale mi sono bevuto il libro. È scritto bene, scorre, si lascia leggere e ti invoglia a continaure. Non è un giallo, quindi non ti chiude ogni capitolo facendoti rimanere là, appeso, con l’ansia di sapere come va a finire. Non è un giallo, ma qualcuno (non ricordo chi: potrebbe essere stata Giusy Marchetta?) ha detto che in qualche libreria lo si trova tra i gialli: sarà che sono abituati a Sellerio-Camilleri-Montalbano, librai del cazzo. Ti tiene inchiodato, anche se non ha una di quelle storie che tipicamente ti tengono inchiodato. Sai già come andrà a finire, perché hai capito che tipo è il protagonista (Roberto Doni, procuratore generale, sessant’anni compiuti, una moglie vicina e una figlia lontana). Oppure sai già come andrà a finire perché l’hai intuito, vedendo due presentazioni. O forse perché sei intelligentissimo, come me. Continui a macinare pagine per un motivo semplicissimo: è scritto da dio.

eccezioni sempre, errori mai
Roberto Doni ha un motto, che lo accompagna per tutto il romanzo: eccezioni sempre, errori mai. Sta per affrontare il processo d’appello di un caso piuttosto semplice: un tunisino ha partecipato a un pestaggio finito piuttosto male, s’è beccato i suoi anni, tutto normale: ma una giornalista freelance fa intuire a Doni che il tunisino è innocente, e continuerà a stare in carcere ingiustamente.

Che fai quando hai sessant’anni, la prospettiva di un trasferimento in provincia, una bella moglie e una figlia che non torna più dall’America, e non risponde alle tue telefonate? Che fai quando hai vissuto tutta la tua vita facendo il tuo dovere e solo il tuo dovere, quando hai cresciuto la famiglia che volevi e all’improvviso non riesci più a muoverti nel mondo, come se il mondo avesse cambiato le sue misure dal giorno alla notte? Quando le eccezioni diventano la norma, e gli errori un peso che fatichi, sempre più, a tollerare?

poi mi commuove pure
Giorgio è riuscito a commuovermi in un paio di punti. Il primo è un file che Doni tiene aperto e corregge e cambia e lima spesso: l’ha intitolato Testamento ed è una cosa che ho fatto tante volte anche io.

Il secondo punto in cui mi commuove è quando descrive il rapporto tra Doni e sua figlia, o meglio: come Doni vive l’allontanarsi della figlia. Dev’essere così che i padri vedono gli allontanamenti, certi allontanamenti: dev’essere così che se l’è vissuta mio padre, forse.

E poi mi commuove, un poco, con Milano: che è una città bellissima, e io lo dico a tutti quelli che mi chiedono “Ma come fai, come fai, a vivere a Milano dopo che sei cresciuto a Venezia?”. Giorgio dev’essere della mia stessa opinione, e si legge ovunque, nel libro: c’è Milano in tutta la sua brutta bellezza, e anche nella sua bellezza bella, quella degli angoli che non vedi finché non ci capiti per sbaglio un giorno di primavera.

Non c’entra niente col libro, ecco, son cose personali. Ma se non sono personali le cose che ti fan risuonare dentro un romanzo, allora non ha senso scrivere. (Io son d’accordo con quella canzone di Frou Frou: «Music is worthless unless it can make a perfect stranger break down and cry»). E Per legge superiore ha tante cose che rimbalzano dentro, cercando una sponda: la giustizia, la legge, il ‘fare ciò che è giusto’, la vita di un tranquillo sessantenne sconvolta piano, con delicatezza, e Milano. Vedi un po’ se questa sponda ce l’hai anche tu, o no.

Giorgio Fontana, Per legge superiore, Sellerio 2011

PS: Per puro caso!, sabato 17 dicembre lo presentiamo a Maerne (Venezia). No, dico, eh.

(*) Bastardi, vogliamo tutti un numero nuovo.

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