and I / believe / in the promised land

By MS on 6 giugno 2012 — 2 mins read

Oggi faccio 30 anni. Che non son tanti, ma a guardarli dall’inizio delle scale – potendoci tornare, all’inizio di quelle scale – fanno un poco impressione. Non dico che pensassi che non ci sarei mai arrivato: è che non ci pensi e poi a un certo momento guardi il calendario, è maggio e fa appena appena caldo: ti rendi conto e dici, «ah cazzo».

Non farò un elenco delle cose che sono migliorate o cambiate dall’anno scorso, come spesso succede a ogni ricorrenza. Ho fatto i miei soliti sbagli, ne ho fatti di nuovi e qualche vecchia cazzata non l’ho ripetuta: ma tanto è una ruota che gira, serve a poco farsi la lista delle cose che sì e quella delle cose che no. Ho incontrato tanta gente nuova, e con qualche persona ho stretto legami molto forti. Ho ripreso (saltuariamente) a suonare. Ho iniziato una parte nuova di inutile, con un podcast che mi piace tanto e, a quelli che l’ascoltano, piace altrettanto. Stiamo a vedere cosa succede domani, ché non lo so: una cara amica dice che lunedì entra non so che pianeta nel mio segno: sai mai che l’astrologia è la soluzione giusta.

Per uno come me, cresciuto con Guccini, il tempo che passa è un argomento delicato. Da un lato vincola tante cose – come guardi il mondo, come guardi te stesso, come guardi gli errori tuoi e degli altri – da un altro lato vorresti non pensarci. C’è un’altra cosa che però ossessiona quelli cresciuti con Guccini, come me: la potremmo chiamare “coerenza”. E allora un poco poco – appena – son fiero che di aver fatto grossomodo sempre gli stessi errori, in questi trent’anni. Son contento di non aver saltato il fosso: che magari sono cinico, come la mia sorellastra d’affetto dice, ma non smetto di guardare avanti. Mi sveglio la mattina e ho voglia di cantare, sempre, non c’è niente che mi abbia vinto e mi abbia convinto a svegliarmi incazzato col mondo ogni giorno. (La Dolcissima mi sopporta a fatica, per questo…)

Per cui sì, si arriva ai trenta e si sa che c’è ancora un monte di strada da fare, e il tempo per farla si riduce di un poco ogni giorno, ma a quelli che ho conosciuto e che mi dicevano, saccenti, «Un giorno capirai», «Ti passerà prima o poi», ecco, a questi codardi senza cuore, e a quelli che le cose se le ritrovano pronte in mano senza fare niente: andate a fare in culo, stronzi, ché sono ancora qui alla faccia vostra.

Gonna be a twister to blow everything down
That ain’t got the faith to stand its ground
Blow away the dreams that tear you apart
Blow away the dreams that break your heart
Blow away the lies that leave you nothing but lost and brokenhearted

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  • Beh, Matteo è quello che mi ha accolto a Venezia con una macedonia, e quello con il quale andavamo in giro fingendo di essere uno psichiatra (io) e un paziente da reintrodurre nella vita sociale (lui) è quello con il quale posso partire da un qualsiasi argomento e poi arrivare a filosofeggiare per poi spezzare tutto con una cazzotta faraonica.
    Per non parlare di quando si entra in un parcheggio sotterraneo con i rayban stile blues brothers e “living on my own” del grande Freddy a palla.
    Insomma…
    E’ anche l’unico ad avere la chiave di casa mia (ormai ex) di Gubbio nonché quello che è riuscito a riempirmela di Inutili Redattori 🙂
    Quindi può anche essere quello che si prende il buoncompleanno dieci giorni dopo.
    Mi piacciono i tuoi trenta “living on your own”, somigliano ai miei cinquanta.
    E adesso, ovviamente… fanculo! 😉