Crescere insieme

Ricordo una cosa di quando abbiamo iniziato a fare inutile: era una cosa molto piccola, che allo stesso tempo mi sembrava cosa facile e cosa giusta da fare: rispondere a tutti quelli che ci scrivevano, dare la mia opinione sui loro pezzi, e cercare di risolvere insieme gli eventuali problemi di quegli stessi pezzi. Non ero il solo a farlo, era un’idea condivisa anche con Ale, per dire: c’è gente che combatte timidezza e insicurezza per affidarci un pezzo di scrittura loro, e il minimo che dobbiamo loro è una risposta precisa e onesta. Dobbiamo stare con loro, insomma, parlare e capire il più possibile che cosa volessero ottenere e che cos’hanno ottenuto invece. Improvvisarsi un mestiere, quello dell’editor, che è un mestiere che si acquisisce attraverso la pratica e l’esperienza, e per il quale è anche necessario studiare (la cosa più banale è la differenza tra fabula e intreccio e tra narratore intradiegetico ed extradiegetico, e queste sono le sole cose che so). E far capire quando un pezzo non funziona, e quali rimedi possono usare, se li vogliono usare: mica è detto che abbiamo ragione noi.

Cogli anni questa voglia e questa capacità di stare vicino, molto o poco, ma almeno un po’, a quelli che ci scrivevano e si confrontavano con noi, si sono assopite. Tutti quanti abbiamo iniziato a lavorare, o a studiare più seriamente all’approssimarsi della laurea. Il tempo per fare le cose che piacciono si è accorciato drasticamente, per colpa delle cose che non possiamo non fare. È diventare grandi, bellezza, e non puoi farci niente: ogni tanto devi anche scegliere quale passione sacrificare per permettere a tutte le altre di andare avanti. Quando è toccato a me, ho sacrificato la musica: dubito sarei mai diventato un bravo musicista, ma avrei potuto imparare abbastanza per cadere sempre in piedi. E quando invece fai una rivista, per passione, il sacrificio ha tante e diverse facce: può essere non poter fare delle cose che sarebbe figo fare e che altri fanno, ma che tu non puoi perché non hai le risorse (umane ed economiche), oppure smettere di rispondere a tutti – che era invece uno dei nostri punti di forza, e fonte d’un orgoglio notevole.

Da qualche settimana ho ripreso a rispondere attivamente: non a tutti, solo a quelli che ci inviano racconti o articoli che mi convincono. Di solito nasce uno scambio interessante, e ogni tanto una collaborazione continuativa, che parte da un pezzo e diventa qualcosa di più articolato. Mi piace: mi fa sentire di nuovo utile, alla mia rivista e alle persone che si fidano di noi quel tanto che basta per coinvolgerci nella loro vita. Spero di poter continuare a lungo, e anzi di poterlo fare sempre: se non lo faccio, chiedo scusa, ma la giornata non è infinita – anche se abbiamo ordinato l’opzione “giorno da 100 ore” su Amazon, il corriere deve ancora consegnarla.