La paura del presente (o del futuro) per una volta non c’entra

By MS on 22 ottobre 2013 — 3 mins read

Ieri mattina ha fatto un po’ il giro di Twitter la notizia che il Comitato di Redazione del Corriere ha sbuffato e sbattuto i piedi contro il direttore De Bortoli perché nella home page del sito la scorsa settimana ha fatto una breve apparizione un link che riportava al sito de Linkiesta: che è un altro giornale. I commenti che ho letto in giro si assestano sulla linea “i giornalisti del Corriere hanno paura di non essere letti se forniscono un’alternativa” e “vivono nel passato”. A me pare semplice buon senso commerciale.

Perché, contrariamente a quanto scritto da CdR, quello che stava nella home page del Corriere non era soltanto un link, ma un banner: un riquadro che rimandava al sito de Linkiesta, come se fosse in atto una qualche forma di collaborazione tra i due giornali, o come se fosse una pubblicità (tant’è vero che nel momento in cui ho visitato la home page del Corriere spinto da qualche tweet, sulle prime non mi ero accorto: perché sembrava un banner pubblicitario “qualunque”). Che di per sé la collaborazione non è mica il male: ma non trovo indicazioni in questo senso sui loro siti. E semmai, fa spavento come il CdR nel 2013 non colga che un link di per sé non è un problema, mentre diventa controversa la presenza di un banner pubblicitario.

A parere dell’umile mona che scrive, qui, le critiche alla preoccupazione del CdR, quelle che liquidano la questione dicendo “un sito che linka un sito! inaudito!” sono mal poste. Non mi vengono in mente tanti esempi di un’azienda che fa pubblicità ai concorrenti. E, fino a quando non viene fuori una partecipazione di uno dei due quotidiani nell’impresa dell’altro, è anche comprensibile che una simile pubblicità venga percepita come controproducente.

Le critiche tralasciano lo sgomento del CdR e si ricollegano a un fatto che quelli che dell’internèt qualcosa ci capiscono stigmatizzano da anni: nei grandi quotidiani italiani è stato, per anni, difficilissimo trovare un link a una fonte terza, o a un sito diverso dal proprio: ed è sbagliato fare così. Ma non c’entra niente la paura del presente che, sono sicuro, fa strizzare il culo a più di una persona al Corriere: in questo caso specifico, non c’entra niente. A leggere il comunicato, c’è un CdR che non è stato informato di un appoggio palese che il Corriere stava facendo a un giornale concorrente, contrariamente a quanto espresso da un contratto sottoscritto tra giornalisti ed editore: è questo il punto della situazione, non il fatto che non si possa ospitare il link a un altro sito.

Se poi vogliamo gridare allo scandalo e sperare che un’ondata di novità spazzi via il vecchiume che sta al Corriere, liberi: ma il punto è un altro, ed è tutto di natura commerciale. Legittima, peraltro.

Aggiornamento/1:

Vero, caro Compare Alfio. Però qualcosa mi dice che l’investimento economico nel caso di cui parlo sia stato una frazione di quello che è stato pagato per le pubblicità Sky (ammesso e non concesso che il banner sia stato pagato). Di fronte a una montagna di soldi, scrivo in corsivo per enfatizzare l’iperbole, si può tutto 🙂

Aggiornamento/2:
Ho trovato questo pezzo di Davide Casati e aggiungo un paio di righe che effettivamente chiariscono un poco:

A molti forse è però sfuggito che la concessionaria di pubblicità di Linkiesta è Rcs Pubblicità, la stessa, chiaramente, del Corriere della Sera. Il giornale indipendente è l’ultima conquista del colosso nell’offerta “web” come si può vedere dalla mappa sottostante. Linkiesta insieme a Kelkoo è però l’unico sito web che non appartiene alla rosa di giornali di Rcs Mediagroup.

Il resto lo leggi nel suo post, qui.