context is for king

il contesto è per i re

By MS on 3 ottobre 2017 — 1 min read

Un titolo notevole che ben si adatta a questa nuova incarnazione di Star Trek, trovo. Non c’è più bisogno di rispettare folli dettami di Roddenberry (tipo: non possono esserci conflitti reali tra i protagonisti! non possono esserci cose brutte!), e non si può prescindere da quello che fece poi Ronald Moore con Battlestar Galactica.

Come speravo, i personaggi stanno acquisendo in spessore, e anche quando fanno qualcosa che fa poco Trek classico e più roba da “film di fantascienza moderna che ci si picchia e basta”, lo fanno sempre rimanendo fedeli allo spirito delle altre serie: che non è niente male.

Ridare vita a un franchise così lungo e per certi aspetti martoriato come questo non è stata una sfida semplice. Mancano ancora una dozzina di episodi, ma le premesse sono state mantenute e anzi, hanno confermato il mio interesse.

(E: grazie per avermi ridato Rekha Sharma, mi mancava.)

Nel frattempo sto proseguendo la visione di tutto il resto di Star Trek: ora sono a metà della prima stagione della Next Generation. Rivisti in lingua originale, noto come in ogni episodio la bravura recitativa non sia solo di Patrick Stewart o Brent Spiner, come era evidente anche nel doppiaggio, ma anche degli altri protagonisti. Soprattutto Jonathan Frakes: lo sto riscoprendo.