Brevissima lettera aperta ai critici cinematografici

Una domanda semplice, amici critici: ma voi alle proiezioni stampa, o quando andate al cinema colla famiglia, gli amici, gli amanti: quando state facendo quello che è in parte il vostro mestiere e in parte, mi auguro, la vostra passione: ma voi vi fermate fino alla fine dei titoli di coda?

Se non lo fate, perché non iniziate a farlo?

Visto che son qui a puntare il dito, mi smerdo da solo: a volte non lo faccio. Ogni tanto mi vien solo voglia di tornarmene a casa. È normale, capita a tutti. Ma cerco sempre di rimanere fino a che l’ultimo logo dei titoli di coda è passato. E no, non c’entrano le scene post-credit cui ci siamo abituati negli ultimi dieci anni.

L’industria cinematografica è uno dei pochi casi in cui a quasi tutte le persone coinvolte viene dato un riconoscimento – oltre a quello economico, s’intende, e dando per buono che ci sia stato. Dal regista pluripremiato ai produttori di questo e quest’altro ancora, fino ai runner di produzione, gli autisti, il cassiere che paga le comparse, il catering, tutto o quasi tutto viene riportato nei titoli di coda. È una cosa bellissima, dovrebbe essere così in qualsiasi settore. (Con tutti i difetti di minimum fax, loro a fine libro inseriscono chi ha collaborato alla realizzazione di quel libro. Non è una cosa da poco.)

Amici critici cinematografici: il film finisce coi titoli di coda.