Canzoni di speranza

Come diceva ieri Sara Pavan a Bricòla, il festival delle autoproduzioni di fumetto, ogni atto pubblico che compiamo è, in ultima analisi, un atto politico. (Sono consapevole che Sara non è la prima e unica persona ad averlo detto: ma l’ho sentito ieri, quindi cito lei, ai fini di questo breve post.)

In serata, a cena con amici, mi arriva una notifica: Apple Music mi comunica che uno degli artisti che seguo ha pubblicato un nuovo disco. E sticazzi, penso, e poi vedo che è Springsteen, e quindi cambio atteggiamento.

Ascolto il disco da stamattina, che è una cosa che non succede spesso: negli ultimi anni ascolto per lo più podcast, e ho trascurato molto la musica. In ogni caso: è da stamattina che ascolto Springsteen, e la cosa non dovrebbe stupire nessuno. Dovrebbe stupire, semmai, il fatto che non conoscessi l’esistenza della Live Series di Springsteen, una serie che che suddivide le canzoni tematicamente ed è arrivata al terzo capitolo: i primi due sono Songs of the road & Songs of friendship.

Mi ha colpito il titolo del disco: Songs of Hope. E ho fatto tutto un ragionamento, molto banale se vuoi, riguardo il fatto che se ogni nostro atto pubblico è politico, cercare di dare una speranza in più, e cantarla, è un bellissimo atto politico. E niente, il ragionamento finisce qui. Ma il disco me lo riascolto.

inutile in giro, a marzo

Iniziamo (dopo tre mesi, ma vabbè) il 2019 rispettando una delle cose che ci eravamo dette: vogliamo andare di più in giro, stare in mezzo alla gente il più possibile, parlare di inutile a voce, con persone che non conosciamo. E infatti, eccoci!


Domenica 17 marzo (domani, per me che scrivo) siamo a Book Pride, assieme a Valeria Foschetti della Fanzinoteca La pipette noir (che è un posto che tutti dovremmo frequentare di più). Parleremo di riviste e di fanzine, e di inutile e della fanzinoteca, ma soprattutto: speriamo di parlare con la gente che ci sarà. Questo l’evento su FB per chi non sa stare senza Facebook.


Mercoledì 20 marzo saremo in Santeria (quella vecchia, in via Paladini) a raccontare cos’è inutile, com’è cresciuto, cosa fa e cosa vuol fare, con Florencia Di Stefano-Abichain, che è una bionda meravigliosa (nessun altra specifica su di lei: se non la conosci, minimo minimo dovresti ascoltarla). Qui l’evento, eccetera eccetera.

Se non hai nient’altro di meglio da fare, vieni a vederci, salutaci, tiraci la giacchetta, battici sulla spalla, parliamo.

Questa corsa dei poveri

È uscita una bella intervista a Paolo Castaldi, nostro ospite fisso a Tizzoni d’inferno. L’intervista è incentrata su Zatlan, il suo libro per Feltrinelli Comics. Tra le varie cose che dice, una mi ha colpito, e tanto:

Mentre ci siamo io e altri autori che con sincerità facciamo partecipare i nostri lettori o comunque le persone che ci seguono, chi più chi meno, alla fase di creazione, tanti altri autori pubblicano preview solo per creare questo hype. Adesso sembra che tutto le opere siano necessarie, tutte le opere siano capolavori. Ho deciso che non voglio più partecipare a questa corsa dei poveri. Ho detto: basta, non mi interessa. Quindi quando uscirà il [prossimo] libro lo saprete, perché sarà pronto, fatto e finito.

E ha ragione. In tutti i campi che frequento c’è questa tendenza: da un lato ci sono quelli che sono felici di condividere le cose che fanno (o che rispondono sinceramente alle domande che vengon poste loro); dall’altro gente che continua ad alimentare l’hype, e sostanzialmente quindi il proprio ego.

(Sono i piccoli dettagli come questo che ti fan capire che se c’è simpatia, sintonia, sotto c’è sempre un motivo.)

Lo stato di inutile, 2018

L’editoriale che ho scritto, per raccontare com’è andato il nostro ultimo anno. Il 2019 si preannuncia frizzantino, non vediamo l’ora di fare molte cose.

L’anno scorso dicevo che il nostro 2017 è stato un anno di conferme e rilanci, strettamente collegati. Abbiamo condotto l’anno successivo continuando a rilanciare, e cercando di non fermarci mai. Cerco di farne un riassunto in questo editoriale, sperando di non dimenticarmi niente di quello che è successo. [continua a leggere]

Il signore delle storie

Nella mia vita ho letto tantissimi fumetti: fino ai diciotto in preponderanza di matrice americana, supereroistica; ma già dai sedici, diciassette anni circa i miei orizzonti si sono espansi. Verso la fine degli anni ’90 ho incontrato Sandman, prima da solo poi in compagnia di altri amici (ciao Jules), e credo di non dire una fesseria se dico che Sandman è il mio fumetto preferito, e sta lì assieme a uno o due manga, qualche storia Disney, e Born again, sì, Devil.

Questo articolo sui trent’anni di Sandman, pubblicato ieri su Fumettologica, è un bellissimo volo d’uccello su un fumetto che mi ha cambiato la vita, che mi ha aiutato a capire che le storie sono la cosa più importante che abbiamo. E quindi, nonostante i difetti piccoli e grandi, di cui Andrea Fiamma non lesina le sottolineature: grazie Neil Gaiman, grazie Sogno degli Eterni.

Nerdopoli al Circolo Gagarin

Eleonora Caruso ha curato un saggio intitolato Nerdopoli. Espressioni di una comunità in evoluzione, e dentro ci hanno scritto alcune persone che conosco (ciao Alice Cucchetti, ciao Aligi Comandini). È un saggio snello, che affronta diversi argomenti “da nerd” come il titolo suggerisce. Secondo me è una buona lettura, ma per sapere meglio come la penso potresti venire a Busto Arsizio giovedì 31, dalle nove di sera, ché al Circolo Gagarin lo presentiamo proprio con Eleonora e Alice. E non esserci sarebbe un peccato! (Il Circolo, peraltro, è proprio bello.)

Non avrei mai pensato di linkare un articolo di Avvenire

Ma c’è da dire che non avrei mai pensato che il clima politico attuale diventasse quello che è diventato.

Fontana di Trevi, tolte alla Caritas le monetine dei poveri. Nel 2018 i soldi dei turisti sono stati 1,5 milioni di euro. L’organismo li usa per i servizi ai più poveri. Stop dal 1° aprile: andranno a bando per progetti sociali e manutenzione dei monumenti [continua a leggere]

(Grazie a Bruno Alfiero per aver condiviso il tweet originario.)

Un commento che boh

Ludovica Lugli ha scritto un articolo per spiegare l’assurda situazione in cui si è ficcato Il Saggiatore. In breve: hanno pubblicato una raccolta di racconti giovanili di Salinger comprando i diritti da un editore americano che non aveva i titoli per poterli vendere all’estero. Gli eredi di Salinger sono molto fiscali nel rispettare la volontà dell’autore (giustamente), e ci sono delle cose che lui non voleva più pubblicate: tra cui i racconti di questa raccolta. L’articolo di Ludovica spiega tutto molto bene, e poi tra i commenti ho trovato questa perla:

Il rifiuto delle royalties per ottenere la distruzione dei libri è un comportamento che mi irrita a tal punto da non leggere nulla di questo autore pur di nn fargli guadagnare neanche un centesimo di mio.

E allora allarghi le braccia e ci rinunci.

Vampiretto

Come ho accennato nel pezzo che conteneva i nostri suggerimenti per i regali di natale, grazie a Duolingo sto cercando di imparare i rudimenti del tedesco. Sono molto soddisfatto di come so pronunciare Gemuse, ma la strada da fare è ancora tanta. Non so esattamente quale connessione mentale sia scattata, ma sono andato a controllare se i libri della saga di Vampiretto fossero arrivati in edizione digitale. Un paio d’anni fa m’ero lamentato, credo su Twitter, della loro assenza in formato ebook, e ho sperato che coll’anno nuovo ci fosse una novità. C’era.

Giunti sta ripubblicando la serie, con nuove illustrazioni di Paolo d’Altan, e ho ricomprato il primo romanzo. È sempre una bella storia, quella del giovane novenne Anton che fa amicizia con Rüdiger von Schlotterstein, un ragazzino che i genitori hanno fatto diventare vampiro 150 anni prima. È stato divertente rileggere il libretto, e mi ha colpito come certi dettagli mi tornassero alla memoria un attimo prima che comparissero sulla pagina: per esempio l’odore di marcio che accompagna ovunque Rüdiger (si tratta pur sempre di un cadavere ambulante che vive in una cripta al cimitero), la puzza del mantello che usa per volare, la sorellina Anna la Sdentata che prende una sbandata per Anton, e i genitori di quest’ultimo, che a rileggerli oggi a quasi quarant’anni mi sembrano dei genitori qualunque, apprensivi e impauriti dalla crescita del proprio bambino come saranno certamente stati i miei, trent’anni fa.

L’unica nota nostalgica che rovina questo brevissimo commento riguarda il titolo e le belle illustrazioni di Paolo d’Altan. Il titolo originario è Der kleine Vampir, che letteralmente significa “il piccolo, il giovane vampiro”, e che quindi accetto benissimo reso come Vampiretto. Ma nella nuova edizione hanno scelto d’intitolarlo Vampiretto trova un amico: che, ok, è quello che succede, ma a questo punto si poteva lasciare il titolo della vecchia edizione italiana, Il mio amico Vampiretto?

Per finire: le illustrazioni sono belle davvero, ma nel mio cuore sono stampate per sempre quelle che accompagnavano la vecchia edizione.

Tre considerazioni su Raymond Carver

Finisce l’anno ma qui a inutile non ci fermiamo: è appena uscito uno speciale (riservato ai nostri soci) su Raymond Carver. Se poco poco mi conosci, sai che rimane il mio autore preferito, una spanna sopra chiunque e un chilometro sopra ai suoi imitatori: in un pezzo all’interno di questo speciale provo a spiegare perché.

Oltre a me c’ha scritto Rita Mariateresa Mascia, Licia Ambu. Marco Montanaro passava di lì e ha scritto un’introduzione. La splendida copertina l’ha realizzata la sempre splendida Federica Bordin a partire da questa foto.

a volte, il caso

Giovedì scorso eravamo tutte a Bologna per una riunione di redazione di inutile. Mancava solo Carmine, ma per il resto era la prima volta che alcune di noi si conoscevano di persona dopo tanti mesi passati a leggersi, o a sentirsi nominare. Dall’anno scorso cerchiamo di farlo almeno una volta all’anno: non è facile, abitiamo in tutta Italia, ma è importante. Poi certo, ci sono persone tra noi che si vedono molto più spesso (noi che viviamo a Milano, per esempio: ma è facile), e in ogni caso ci sentiamo praticamente tutte, tutti i giorni.

Mercoledì 31, cioè il giorno prima, c’era stato il primo evento di Ghinea, la nostra newsletter sui femminismi a cura di Francesca, Gloria, Marzia: un bell’incontro, anche se sono arrivato alla fine (per tutta una serie di problemi logistici sui quali è meglio soprassedere). E neanche a farlo apposta Style, il supplemento del Corriere ha fatto uscire un articolo a cura di Gaetano Moraca, in cui sei scrittrici e scrittori parlano delle loro gavette, delle fatiche e delle soddisfazioni del mestiere, e del passaggio quasi obbligato per le riviste letterarie. Due di loro sono stati pubblicati su inutile: Alessandro Mazzarelli nel 2015, Francesca Marzia Esposito nel 2011.

Niente di che, eh: il nostro nome è comparso un paio di volte in una decina di pagine: ma è un’attenzione che fa piacere, e che è caduta in un momento profondamente simbolico per noi: ritrovarsi per stabilire a grandi linee i prossimi 12-18 mesi, trovando al contempo una piccola conferma del lavoro già fatto.

L’ho detto un sacco di volte, lo continuerò a ripetere: inutile è una delle cose migliori della mia vita. Una di quelle cose in cui ti ritrovi per caso e però è una scelta tua continuare, e continuare per più di dieci anni (fanno tredici anni, a dirla tutta: dal 2005 che Gabriele disse «Perché non facciamo questa rivista?»). Una di quelle scelte che fanno bene a chi le compie, e secondo me (e noi) anche un po’ al mondo. Scelte da condividere, competenze e bellezze da mettere a disposizione di tutti, e non c’è un motivo che lo spieghi, se non: è giusto così.

Una di quelle cose che riempie la vita, e come sempre: di cose belle e di cose brutte. Per fortuna le cose belle sono molte, molte di più, e hanno a che fare con le persone che ho incontrato in questi anni. A parte qualche fregatura, la maggior parte son persone con cui voglio accompagnarmi per tanti anni ancora: non so se sia condivisa, come cosa, ma spero di sì. Siamo una famiglia stupenda, appassionata, bravissima: ed è tutto merito loro.

Per l’altra mia famiglia, quella di Querty, vale lo stesso discorso, anche se lì ho cercato di costruire il nucleo principale attorno a quelli che già erano miei amici, che consideravo già famiglia: allora così è facile, allargare a nuove leve, e catturarne che siano belle persone. Per inutile la maggior parte delle cose è successa per caso, un po’ pilotato da talenti e testardaggini varie: a gift that keeps giving, come direbbero gli anglosassoni. Come on and bring your wrecking ball: noi rimarremo in piedi.

Un piccolo cambiamento in casa inutile

A volte succede, che anche se ti ruga e ti dispiace, devi fare delle cose che preferiresti non fare. È quello che è successo oggi: abbiamo aumentato il costo di iscrizione a INUTILE » associazione culturale, cambiando anche la frequenza di pagamento (da dieci euro annuali a due euro mensili).

Il valore che offriamo è gigantesco, in confronto al costo che si deve pagare. E lo sappiamo che è un prezzo che si paga volentieri per sostenere un progetto che si sente affine ai propri ideali: però c’è un gran lavoro dietro, e ci sembra giusto che ne venga riconosciuta una parte. Inoltre, aumentare anche di poco le entrate ci permette di fare progetti diversi e più grandi, dei quali speriamo di parlare presto.

E niente: da oggi l’iscrizione a INUTILE costa un po’ di più, ma faremo in modo che la qualità che vi offriamo in cambio rimanga sempre altissima. E grazie a tutti quelli che si sono iscritti in questi dieci anni, e a quelli che si iscriveranno: stiamo lavorando a un mondo un poco più bello, grazie anche a voi.