evviva gli analisti

Ho letto quest’articolo di Michael Lewis: cerca di riassumere quello che pensano gli analisti finanziari del nuovo iPad (verrà presentato oggi). Speravo che tutti avessero capito che gli analisti finanziari sono le ultime persone che vanno ascoltate, quando si parla di Apple. Invece Lewis riporta le loro previsioni: vado a cercare di confutare quelle che sono in grado di confutare, e poi stasera vediamo chi ci è andato più vicino, se io o gli analisti.

“It’s nearly been a year since the iPad 2 was released so the time is right for an upgrade,” said Queen’s University media studies professor Sidneyeve Matrix.

Dal 2001 i cicli di vita dei dispositivi mobili di Apple sono di un anno: un iPod ogni anno, un iPhone ogni anno (l’iPhone 4 ha ‘vissuto’ 15 mesi circa), un iPad ogni anno. “The time is right” perché han deciso loro di farlo ogni anno.

“There are many rumours on what updates will be added — higher resolution screen, Siri (the popular voice-activated assistant that was recently added to the iPhone 4S), and a cheaper 8-gigabyte iPad to compete with low-cost competitors,” he said.

Sarebbe bello ci fosse anche Siri, ma avrebbe senso se l’italiano fosse tra le lingue riconosciute, assieme a tutte quelle finora ‘escluse’. l’iPad da 8GB non me lo vedo, ma ne parlo un pelo più diffusamente più sotto, quando viene nominata una versione da 7″.

“No matter what the updates are, there will be a buying frenzy from Apple’s diehard users the day the iPad 3 hits the stores.”

Quindi i più di 50 milioni di iPad venduti tra il 2010 e il 2011 sono stati venduti esclusivamente a fanatici della Mela?

But some analysts say this launch under Tim Cook, named Apple chief executive after the death of co-founder Steve Jobs, may lack some of the magic of the past.

Certo che mancherà di «some of the magic of the past»: Steve Jobs è morto il 6 ottobre 2011.
Ma attenzione, ché Cook è diventato amministratore delegato prima della morte di Jobs: il consiglio di amministrazione l’ha nominato CEO il 24 agosto 2011, quando Jobs ha rassegnato le dimissioni per motivi di salute.

“I think people are going to find it disappointing,” said Silicon Valley technology analyst Rob Enderle.

Be’, se la delusione per il nuovo iPad sarà come quella per gli iPhone, ben venga: l’iPhone 4S, l’iPhone 4 e l’iPhone 3GS sono ai primi tre posti della classifica degli smartphone più venduti.

Enderle noted that Apple’s tablet dominance faces intense challenges from the raft of lower priced Android offerings.

L’unico tablet con Android che sta vendendo presumibilmente bene è il Kindle Fire: solo che Amazon non ha mai divulgato i numeri delle vendite dei suoi Kindle, quindi non lo possiamo sapere. Solo che l’utente normale (“mia mamma”, per dire) non saprà mai che quella è una versione di Android 2.qualcosa, sepolta sotto le pesanti personalizzazioni di Amazon.

And the launch possibly in October and marketing blitz around Microsoft’s Windows 8 operating system supporting tablets with all of the functions of a Mac desktop computer “is going to hit them (Apple) them hard.”

Se Microsoft riesce a far uscire un prodotto rispettando la sua stessa scadenza, sarebbe meraviglioso (anche perché Windows 8 promette davvero bene), ma la vedo molto dura.

While Apple has not revealed what it will announce in San Francisco Wednesday (…)

A me sembra che quest’immagine parli chiaro: è un evento dedicato all’iPad. Può esserci anche qualcos’altro, ma principalmente sarà quello.

It is anticipated the [iPad 3] will feature LTE 4G cellular technology, an improved camera, a much faster processor and higher resolution HD graphics display.

Tenendo conto della qualità incredibile del Retina Display dell’iPhone 4/4S, anche solo questa ‘novità’ meriterebbe l’acquisto del dispositivo.

There are also rumours about a smaller, 7-inch iPad, though the offering would put Cook in the crosshairs of many Apple fans since Jobs was adamantly opposed to a smaller tab. The new device is expected to sell at the lower end of the iPad 2’s typical price point to compete with Android tablets and Amazon’s Kindle Fire.

Difficile, ma non perché Tim Cook abbia paura di smentire Jobs: attivare una linea di produzione di iPad da 7″ sarebbe una grande spesa, difficile da recuperare: un tablet da 7″ lo devi mettere in vendita a meno e probabilmente non riuscirebbero a tenere i margini alti cui sono abituati. In più, un nuovo formato introdurrebbe una frammentazione nell’ecosistema iOS (formato da due schermi: quello dell’iPhone/iPod Touch e quello dell’iPad), costringendo gli sviluppatori a pensare a come realizzare le proprie applicazioni per un terzo tipo di dispositivo.
Piuttosto, aspettati che l’iPad 2 rimanga in circolazione, magari a 100-150$ in meno di quanto costa adesso.

Apple accounted for more than 60 per cent of global tablet shipments over the first three quarters of 2011, according to Bloomberg Industry analyst Anand Srinivasan.
But he said the iPad could lose U.S. market share to rivals including Samsung, Amazon and Asus that are all slashing prices. Srinivasan said tablets running Google’s Android software are expected to grab 44 per cent of U.S. tablet shipments this year.

Questa la dobbiamo verificare a fine 2012, ovviamente. Ma quello che Srinivasan sta dicendo è che Apple passerebbe, tra nove mesi, dal 60 al 54% del mercato dei tablet (negli USA).
Tra l’altro vorrei trovare il dato della quota di mercato di Apple alla fine del 2011, non nei primi tre trimestri.

Mi pare basti così.

PS: In tutto il pezzo è stato chiamato iPad 3, anche se non è detto che sia questo il nome che gli hanno dato. È per capirsi, perché è più facile.

se non paghi per averlo, sei tu quello che viene venduto

Matthew Ingram su GigaOm dice una cosa su Google che da un po’ io vado in giro a dire, cioè che Google fa i soldi sulla pelle nostra. Cioè: Google+ servirebbe a far guadagnare qualcosina in più a Google. E come? Be’, impuntandosi sulla condizione “dammi il tuo vero nome, sennò non usare G+“, Google può costruire in fretta un database di gusti, luoghi, persino i tempi della nostra vita online. Che è una cosa che già fa, ma per lo più anonimamente: ha il mio IP, magari sa anche che computer uso (il browser ha una cosa che si chiama “user agent” che sputtana parecchio di quello che siamo), ma non sa chi sono io, non sa che al mio computer risponde Matteo Scandolin: ci arriva, se ci vuole arrivare, ma è più complicato, e si mette in mezzo quella cosettina che si chiama “privacy”.

G+ è un calarsi le braghe volontario, come già Facebook.

The growth of Google+ provides a reason for people to create Google profiles, and that data (…) goes into the vast Google cyberplex where it can be crunched and indexed and codified in a hundred different ways. And the more people who decide to do it, the better it gets, both for Google and for its advertising strategy. As the saying goes, if you’re not paying for it, then you’re the product being sold.

Non concordo però sul passaggio in cui viene sostenuto che sulla stessa strada sono Amazon e Apple:

Dave Winer thinks that the company wants to effectively become a bank — something he also suspects that Apple and Amazon are interested in as well — and that’s definitely a possibility. Apple and Google both seem interested in NFC technology (near-field communication), which turns mobile devices into electronic wallets, and having a social network tied to an individual user’s identity would come in handy.

La differenza tra Google e le due aziende con la ‘a’ è che loro vendono, effettivamente, dei prodotti, non chi li compra. (In ogni caso in questo passaggio Ingram sta citando Dave Winer, come anche il link dice esplicitamente, va da sé che non mi riferisco a lui.)

cosa ci dicono le dimissioni di Steve Jobs sul futuro di Apple?

Niente.

Tim Cook guida Apple da diversi mesi ormai, l’ha fatto ripetutamente negli ultimi anni, e i dirigenti di Apple tutti condividono lo stile di Steve Jobs. Non cambierà nulla: neanche se lui morisse domani. (E non morirà domani.) Se senti in giro che adesso Apple è destinata al fallimento senza il suo fondatore al timone: ridici sopra.

Semmai, le dimissioni da CEO ci dicono molto sulla salute dell’uomo Steve Jobs. Ma dei suoi fatti privati preferisco non parlare.

(Il titolo e l’incipit di questo breve post è copiato paro paro da qui.)

(Grazie a Giorgio Fontana per la correzione di un refuso.)

si stanno accorgendo che quel mondo lì è cambiato per sempre, alla fine

L’avrai sentito: HP ha deciso di smettere di fare computer, e vuole liberarsi anche della “palla al piede” Palm/WebOS. È una cosa che mi ha stupito e lasciato l’amaro in bocca, per dirla con eufemismi (meno eufemistico Andy Ihnatko su Twitter): neanche due mesi dal lancio del TouchPad, e vogliono già disfarsene. Robe da pazzi.

Lascia l’amaro in bocca, sì: perché HP è sempre stata l’azienda dei computer, degli strumenti tecnologici migliori sul versante PC, e perché è un nome storico, che ha fatto e ha aiutato a fare la storia (un giovanissimo Jobs ci ha lavorato, in HP). E adesso non hanno avuto la pazienza di proseguire lungo la strada e innovare, come sapevano fare in passato. Peggio: si sono chinati di fronte alla potenza di Apple: è come se avessero spedito un gigantesco bigliettino a Jobs dicendo “hai vinto tu”. Niente di male, per carità: ma da HP ci si aspettava qualcosa di più, e il sottoscritto in modo particolare.

Se vuoi leggere di più sulla parabola discendente di HP, un bell’articolo di Robert Cringely, che chiude così:

American firms have been laying-off their engineering staffs for years. In today’s world of MBA-managed companies, R&D is perceived as not being a good use of money. Apple is an exception and over the last several years they have been producing one great product after another. HP worried about keeping up with Apple so Apotheker — like Lew Platt back in 1999 — decided to punt. Apotheker decided to no longer compete with Cupertino. He said as much this week. (leggi tutto l’articolo)

il ruggito del leone

Stamattina mi sono svegliato, ci ho pensato un attimo, ho eseguito un ultimo backup con Time Machine, ho lanciato Mac App Store e ho comprato Mac OS 10.7, Lion per gli amici. Ho fatto due conti: è il terzo sistema operativo che gira sul mio MacBook Pro comprato venticinque mesi fa. In poco più di due anni, il piccino si sta sorbendo una quantità di cambiamenti notevoli, e si comporta ancora bene (anche se credo sia arrivata l’ora di aumentargli la RAM: ma non ho soldi, quindi amen).

In generale, Lion mi fa usare il portatile in una maniera diversa. Sarà interessante capire come si integrano tutte le novità di questa release con la mia classica postazione semi-desktop (monitor esterno, scrivania estesa, tasteria e mouse bluetooth): appena succede, ti faccio sapere. Però sono 23,99€ da spendere a cuor leggero. A meno che per lavoro non fai affidamento su alcune applicazioni che non sono ancora state aggiornate e testate sul nuovo sistema operativo: informati, prima, non fare come quel mio amico che si è comprato i biglietti per andare a Parigi pensando di dormire da me a Milano quando io però non ci sono.

Questo mio pezzo non vuole essere una recensione esaustiva: non può esserlo, perché il sistema ce l’ho da poche ore e non è stato proprio possibile capire tutto-tutto-tutto di Lion. Poi, non mi metto mica a gareggiare con pezzi professionali come quelli di John Siracusa (solo diciannove pagine di pezzo…): quella è gente che si guadagna il pane con recensioni tecniche, io conosco male i rudimenti di informatica, quindi non è che possa parlare più di tanto.

Così ti dico quello che mi piace e quello che non mi piace. Facciamola semplice, su.

Mi piace:

Versioni. È stata la prima cosa di cui ho verificato il funzionamento appena aggiornato il sistema. È un Time Machine di tutti i documenti: scrivi qualcosa, lo cambi, continui a scrivere, ti rendi conto che la modifica non ti soddisfa: vai sulla barra del titolo e accanto al nome del file si attiva la possibilità di verificare le versioni precedenti.

I gesti: la “bomba” a quattro dita per richiamare Launchpad, le tre dita di lato per sfogliare le scrivanie virtuali: funzionano. E anche il fantomatico scrolling ‘invertito’ funziona, perché son ben che abituato allo stesso gesto grazie all’iPhone. Usare due dita per andare avanti o indietro nella cronologia delle pagine di Safari, poi, è davvero comodo.

L’assenza delle barre di scorrimento: così è tutto più naturale ed elegante. Come in un libro: sai a che pagina sei solo se vuoi guardare il numero della pagina che stai leggendo. Idem adesso: normalmente non ci sono barre di scorrimento, ma se muovi il contenuto del documento, compaiono (e ti danno un’idea del punto in cui sei: in un testo, in una foto, in un elenco di file).

Mission Control: a parte la solita retorica un po’ tronfia di Apple (sui nomi ogni tanto rompe davvero il cazzo), avere a portata di dita tutto quello che stai facendo è ottimo, funzionale e rapido: guarda l’immagine qui sotto e ti farai un’idea.

Applicazioni a tutto schermo: per il momento uso solo Mail e Safari (quest’ultimo con aperta la finestra dell’elenco delle pagine salvate da leggere più tardi – vedi alla voce «abbiamo copiato da Instapaper, sì, però l’abbiamo copiato poco così lui può continuare a fare i soldi e noi aggiungiamo una piccola funzionalità per sentirci più bravi») Safari in questa configurazione riempie giusto giusto e bene bene i 15 pollici del MB Pro:

Mail si gestisce bene: quando rispondi a una mail, questa diventa la cosa più importante sullo schermo in quel momento, e il resto si oscura (certo, devi utilizzare Mail a schermo pieno per notarlo):

(Anche Anteprima, usata a tutto schermo, diventa davvero carina.)

Il computer in generale sembra più reattivo, e il codice di Lion dev’essere ottimizzato davvero bene: perché ho recuperato un po’ più di 3GB quando l’ho installato.

Non sono sicuro:

Mail. La nuova interfaccia è a metà tra quella classica di Mail (vedi sotto Snow Leopard) e quella di Mail per iPad. Son sicuro che mi abituerò subito a Mail per iPad, se e quando ce l’avrò, proprio grazie a questa. Ma c’è qualcosa che non mi torna. Magari è solo da farci l’occhio.

Il fatto che la Libreria dell’utente sia stata nascosta: è comprensibile (Apple vuole impedirti di smanettare col computer, perché sa che per ogni smanettone vero ci sono cinquanta persone che hanno comprato il Mac e lo vogliono usare come un elettrodomestico, e farebbero solo casini), ed è facilmente risolvibile.

Non va bene:

Per il momento, l’unica cosa che stona un po’ è il comportamento di iTunes nell’economia delle scrivanie virtuali: passo da Mail a tutto schermo alla scrivania su cui si trova l’app di Twitter, e mi ritrovo iTunes. Passo alla scrivania virtuale su cui c’è il documento di Pages che contiene questo pezzo, e mi ritrovo iTunes. Se provo a spostarla di peso da qualche parte, iTunes fa il cazzo che vuole. Se utilizzo il classico Cmd+Tab per cambiare applicazioni al volo, e scelgo un’applicazione nella scrivania di iTunes, la finestra di iTunes compare sopra tutte le altre. Non è un grave problema: l’archivio sotto “rottura di cazzo non debilitante per la mia produttività”, anche se la quantità di bestemmie oggi è un po’ aumentata. (Ho risolto adesso, mentre scrivevo: ho fatto girare iTunes a tutto schermo, così sta confinata nella sua scrivania virtuale e non rompe più il cazzo.)

(A latere, e non c’entra con Apple: mi piace che Fastweb ci abbia messo solo un’oretta e mezzo a tirar giù 3.5 GB: a Mestre, con Telecom, ci avrei messo una mezza giornata almeno.)

con questo chiudiamo la questione, eh?

Ecco perché diceva che ero stato a Belluno, e invece non c’ero stato.

The location data that researchers are seeing on the iPhone is not the past or present location of the iPhone, but rather the locations of Wi-Fi hotspots and cell towers surrounding the iPhone’s location, which can be more than one hundred miles away from the iPhone.

(da qui)

da lì a là

Da questo:

a questo:

A causa d’un malfunzionamento al microfono (morto da un momento all’altro), che mi ha obbligato a portare il cucciolotto in assistenza. Ci rivediamo tra due settimane, piccolo.

visto che va di moda

No, ecco, l’unico problema è che nella zona di Belluno non ci sono andato, ecco.

Se ti interessa la mia: il problema non è che l’iPhone sappia dove sono quando lo uso. Lo sa l’iPhone, non lo sa Apple, eh. Ci sono applicazioni che lo richiedono – Twitter, Maps, cagate varie. Pare che poi questi dati servano a un eventuale tecnico per verificare alcuni parametri, tipo la potenza del segnale cellulare. Bon. Il problema è che questi dati rimangono “per sempre”: questi sono i miei movimenti da agosto 2010 a oggi. Perché non tenerli solo per un mese? Due mesi? Robe così.

E poi: no, non mi spaventa che il mio telefono o il mio computer sappiano queste cose, e se arriva un ladro o un hacker aiuto. Nel mio computer ci sono le email degli ultimi 6 anni. Tutti i documenti di inutile, molti miei documenti bancari e finanziari. Secondo te devo preoccuparmi del backup dei geotag dell’iPhone?

Ah: il geotag si può disabilitare, al volo:

Basta fare tap sul primo tasto, e ualà:

Passato il mal di testa.

al netto della carta carbone

Perché ne hanno usata davvero tanta, ma: il nuovo HP TouchPad è proprio bellino. Si aspettano notizie in merito a: prezzo, durata della batteria, disponibilità.

Da notare che se vanno per questa strada, HP sarà l’unico produttore di PC ad avere il suo sistema operativo:

Hewlett Packard had a historic day today. First it announced several new devices and then dropped a bomb: it plans to integrate WebOS into its printers, PCs, and notebooks, giving it one universal platform for all its devices.

Sul mercato sono in due: loro (che ancora non lo fanno), e Apple (che lo fa da parecchio, e lo fa bene). Mica male.

roba da nerd

Se usi Mac OS X 10.6.6, e hai scaricato e usi Mac App Store, un’applicazione come Store News può tornarti utile: ti segnala le offertissime del giorno.

non è male

Leggo che anche quest’anno lo stipendio di Steve Jobs è stato di un simbolico dollaro (più 248mila dollari di spese di lavoro rimborsate dall’azienda, più 5,5milioni di azioni che hanno guadagnato il 60% di valore – le azioni ce le ha da che è tornato ad Apple nel 1997, non ne ha mai venduta una). Quello che mi stupisce di più è leggere questo passaggio dall’articolo dell’Huffington Post:

Top Apple executives, including Jobs, are employed at will, without severance or employment agreements, tax reimbursements or supplemental retirement benefits. The company also does not provide perks to the executives other than those available to non-executive employees, according to the filing.

Cioè, a parte Tim Cook cui han sganciato 5milioni per aver tenuto la baracca in pieni nel 2009, agli alti dirigenti spettano gli stessi benefit che hanno gli impiegati normali (se ho tradotto correttamente il passaggio). Non è male.

(Tra l’altro, se non sbaglio, da quando s’è comprato la Pixar l’ha mantenuta coi soldi suoi, visto che non è che guadagnassero granché fino al primo Toy Story.)

che ci guardiamo stasera?

Mi ricordo che una carissima amica, che ormai non frequento più (s’è sposata, s’è trasferita, ha fatto due figli, quel mondo lì) mi parlò molto bene di 50 volte primo bacio. Anni fa. Mi disse che per uno romantico come me, era il film adatto.

Ti saprò dire: intanto lo sto noleggiando su iTunes Store. Pare che ci siamo, pare che avremo anche noi acquisti e noleggi direttamente da iTunes. Per me, che mi hanno chiuso Blockbuster sotto casa la scorsa estate, è un piccolo miracolo.

PS: Non c’è niente di ufficiale, ancora: dalla pagina iniziale di iTunes Store non c’è traccia di film. L’ho scoperto grazie a Mantellini.

aggiornamento: Niente niente male come film. 🙂