il casino dell’Egitto

Non entro nel merito: guardo e sto attento. Guardo anche quello che fanno i siti dei quotidiani e di news: tutti, grossomodo, mettono l’Egitto in primo piano: in Italia, Il Giornale si fa riconoscere.

Ti propongo una rapida comparazione tra alcune importanti testate. Puoi cliccare sulle schermate per ingrandire: sono schermate prese tra le 12.40 e l’una circa di oggi, domenica 30 gennaio 2011.

New York Times:


Los Angeles Times:


BBC:


CNN:


France24:


Newsweek (che in primo piano affronta la cosa dal punto di vista degli USA, ma comunque):


Ansa:


AdKronos:


Il Sole 24 Ore:


Il Corriere della sera:


La Repubblica:


Il Giornale:


E poi, pochi minuti dopo, il capolavoro: l’auto-refresh della pagina del Giornale porta un nuovo articolo in primo piano, così l’Egitto passa dal secondo al terzo posto. Indovina un po’ il tema del nuovo articolo in primo piano?

C’è qualcosa che non va.
(A latere, cruccio grafico: ma è necessaria la pubblicità di “Win for live” sotto alla testata?)

al solito

Tutto bene nella recensione di Curzio Maltese al nuovo film di Clint Eastwood, Hereafter. (Tutto bene una ceppa, ch’è un miscuglio di luoghi comuni da recensione di Repubblica, ma non importa.) Una cosa in particolare m’ha stupito, ed è questo passaggio:

È la storia di tre persone toccate in maniera differente dalla morte, che convergono soltanto nel finale. A San Francisco vive George (Matt Damon), un uomo che ha il dono terribile di parlare con i morti. A Parigi lavora Marie (Cècile de France), giornalista televisiva giovane, bella e famosa, che vive un’esperienza fra la vita e la morte durante il devastante tsunami in Indonesia. A Londra cerca di crescere Marcus, un dodicenne con la madre tossica e un fratellino gemello morto in un incidente stradale.

Ok, allora: Matt Damon è Matt Damon, diamogli la dignità di mettere il suo nome vicino a quello del suo personaggio. Lei è la protagonista donna, quindi diamole la dignità del nome accanto a quello del suo personaggio. E il pupo? Il pupo chi se ne chiava, tanto è solo uno dei tanti bambini prodigio di Hollywood. (In realtà probabilmente la difficoltà è tecnica: il personaggio è interpretato da due attori. Difficoltà tecnica insuperabile, per una recensione.)

Detto questo, io stanotte mi son rivisto Million Dollar Baby e confermo che è uno dei film della mia vita. Immenso.

a momenti ce ne dimenticavamo

Repubblica.it ha questa home page, in questo momento: Berlusconi che non aprirà la Conferenza nazionale della famiglia; Draghi: “stabilizzare i precari”; Michele Misseri che accusa la figlia; Tremonti e Prestigiacomo che litigano per i fondi all’ambiente; l’editoriale di Ezio Mauro (o almeno credo, c’è Ezio Mauro in foto stile santino); wifi libero; pacchi bomba rivendicati da Al Qaeda; aereo caduto in Pakistan; fiamme all’ospedale Bambin Gesù di Roma; PD, via alla convention di Renzi e Civati.

Decima notizia.

Ora, cara Repubblica, se davvero sei un giornale di sinistra, se davvero ti sta a cuore il destino della sinistra in Italia, allora magari un esperimento come quello di “Prossima fermata: Italia” dovresti lasciarlo respirare, e portarlo in primo piano, e fare in modo che sia conosciuto. Non pretendo la diretta web come fa il Post o l’Unità.

Sennò va bene, continua pure a fare il giornale di sinistra e di partito, il ruolo che spettava un tempo all’Unità, e a fare dei discorsi da borghesotti imbolsiti: continuate a dire quello che la “gente di sinistra” vuole sentirsi dire. Continuate a dire che Berlusconi è cattivo e puttaniere, e basta, ché è facile ridurre tutto ai minimi termini, no?

Qualcuno mi ha detto: «troppo comodo dire “quelli sono dei pezzi di merda, noi siamo i buoni”, a me m’ha stufato quella roba. Non l’ho mai sopportata, e non la sopporto ancora di più adesso… abbiam delle travazze così negli occhi nostri, però vai sempre a guardare le pagliuzze, le travi degli altri, però le nostre sembra proprio che non le vogliamo mai guardare». (Quel qualcuno, per inciso, è quello che ha scritto questo capolavoro.)

Obbè. Tanto, per quel che vi frega.

le riviste su Repubblica

Ogni tanto succedono dei piccoli miracoli. (Piccoli miracoli inseguiti, coltivati, costruiti: non c’è nulla di casuale, solo tanta fatica e tanta testardaggine.) Venerdì c’era un bel paginone nella sezione culturale di Repubblica: parlava di riviste letterarie indipendenti. Partiva dai nomi storici de Lacerba, La voce, Solaria, Nuovi Argomenti, prosegue con i nostri amici e colleghi. Magari cambia qualcosa.

Se vuoi, qui puoi leggere l’articolo.