Forza Paolo!

Io di Paolo Nori mi ricordo una sera di novembre del 2007, al primo Birra organizzato dagli amici di Eleanore Rigby, che alla tavola rotonda, in mezzo a gente figa e a deficienti che parlavano conto terzi, e davanti a noi sperduti che facevamo le riviste e non sapevamo di non essere gli unici, disse questa cosa semplice e bella, che a guardarla col microscopio crolla il palco, ma se la consideri una guida per capire il percorso invece tiene ancora botta dopo così tanti anni:

Ogni volta che esce una nuova rivista il mondo è un po’ più bello.

Non vuol dire niente, e vuol dire tutto. Magari non erano neanche quelle le parole, son passati un bel po’ di anni. Non lo seguo per il suo lavoro, mi piace di più la sua persona: quindi forza, Paolo!

almeno 50 anni fa

verrebbe da dire che un tema, per diventare tema letterario, ha bisogno di star lì, a decantare, per dei decennni. Questa cosa, se fosse vera, farebbe, della letteratura, e in particolare della lettetura contemporanea, la meno contemporanea delle arti contemporanee, cosa che spiegherebbe, in parte, l’indifferenza del grande pubblico rispetto a romanzi che poi, decenni dopo, una volta morto l’autore, avranno magari un grandissimo successo, ma che intanto, mentre l’autore è vivo, vengono considerati da pochissimi, e da quei pochi spesso con sospetto, forse proprio perché parte di un insieme, la letteratura contemporanea, che già con la sua sola presenza sembra indicare una specie di anacronismo, di incomprensibile contraddizione.

Un bel post di Paolo Nori: io non sono d’accordo, ma capisco cosa vuol dire e credo che, grossomodo, mio padre sarebbe stato d’accordo con lui.