grandi speranze, per davvero e per intero

Stasera in piazza del Duomo, a Milano, c’era davvero tanta gente. Un po’ più di “tanta”. Un tweet dell’account @giulianopisapia parlava di 80mila persone. Ci sta. Ci stavamo tutti.

Non si capiva un cazzo, perché mi sa che il palco l’han tirato su all’ultimo e l’amplificazione non era un granché: peccato. Sul sagrato del Duomo, dove stavamo noi, si capiva proprio poco; si capiva di più già dagli scalini, e immagino che giù si sentisse ancora meglio. A un certo momento han fatto partire anche dei razzi: è stato bello.

Sul finale, prima di mandare nuovamente Tutta mia la città (ormai è una canzone che odio) son saliti dei cantanti lirici, due uomini e due donne, e hanno intonato il Nessun dorma. A parte un momento molto divertente, in cui uno dei tenori ha afferrato il microfono e anziché dire «Tramontate stelle» ha cantato «Tramonta PDL», e chi l’ha sentita ha riso e applaudito di gusto. A parte questo, è stata una bella interpretazione, sentita e commossa. Io mi son commosso perché ero nella folla e sentivo gli altri cantare – di solito non canto mai, in queste occasioni, perché canto male e stecco volentieri. Quindi me la godevo, ascoltavo i tenori e sentivo la folla.

Quando va giù e prende la rincorsa per fare esplodere il «Vincerò», ce l’hai presente, no? Vin è basso, o comunque più basso. Serve a prendere la rincorsa, proprio. Ecco, io ho sentito ottantamila persone andare giù, basse, roba di pancia, proprio, e poi esplodere di petto e di gola. Ottantamila persone, e c’era proprio gioia, in piazza, letizia. Annò, lei no.

(Poi, c’è da dire, nessuno fa quel pezzo come i Manowar quella volta a Milano, nel ’98, eh. Mettiamo le cose in chiaro.)

le alternative ci sono o non ci sono?

Al volo, prima di fiondarmi in doccia sperando di non perdere il treno che mi porterà a Bologna (vedi tour, yeah rockstar, yeah yeah, vaccarana), segnalo questo bellissimo post di Luca Sofri.

Il PdL non è niente di diverso da “un gruppo di sudditi stretti attorno al capo”, per quante eccezioni vi si trovino. Il PdL non ha nessuna affidabilità politica – alla luce dei fatti – e nessun margine di condivisione di intenti con il centrosinistra. La sua legittimazione elettorale è al tempo stesso valida e irrilevante. […] L’alternativa al centrodestra è il centrosinistra: Massimo D’Alema non si è dimostrato in grado di costruirla, e nessuno gliene vuole, ma se non incasina ancora le cose magari è anche meglio.

rimboccati le maniche

A me ‘sta cosa che Bersani è il segretario e allora non si può criticare sta un po’ stretta. Sta tanto stretta. Basta che ci mettiamo d’accordo: se il PD è come una ditta, come lo stesso segretario ha detto, allora si applicano le stesse logiche meritocratiche che dovrebbero valere in un qualsiasi posto di lavoro: non porti risultati concreti, comunque non porti risultati? Fuori. Soprattutto se dici quella frase meravigliosa che adesso sta anche negli spot al cinema, quella secondo la quale il PD è un partito di governo momentaneamente all’opposizione.

Sennò, se non valgono quelle logiche lì, basta dirlo, basta togliere il “democratico” dal nome del partito, e tutti amici come prima. Poi però non rompete i coglioni a raccontare roba sulla meritocrazia e lasciare spazio ai giovani, eh. Gli lasci spazio per fare che? Che cosa gli hai insegnato? E ti credo che poi arriva qualcuno che ti vuole rottamare, dai.

a momenti ce ne dimenticavamo

Repubblica.it ha questa home page, in questo momento: Berlusconi che non aprirà la Conferenza nazionale della famiglia; Draghi: “stabilizzare i precari”; Michele Misseri che accusa la figlia; Tremonti e Prestigiacomo che litigano per i fondi all’ambiente; l’editoriale di Ezio Mauro (o almeno credo, c’è Ezio Mauro in foto stile santino); wifi libero; pacchi bomba rivendicati da Al Qaeda; aereo caduto in Pakistan; fiamme all’ospedale Bambin Gesù di Roma; PD, via alla convention di Renzi e Civati.

Decima notizia.

Ora, cara Repubblica, se davvero sei un giornale di sinistra, se davvero ti sta a cuore il destino della sinistra in Italia, allora magari un esperimento come quello di “Prossima fermata: Italia” dovresti lasciarlo respirare, e portarlo in primo piano, e fare in modo che sia conosciuto. Non pretendo la diretta web come fa il Post o l’Unità.

Sennò va bene, continua pure a fare il giornale di sinistra e di partito, il ruolo che spettava un tempo all’Unità, e a fare dei discorsi da borghesotti imbolsiti: continuate a dire quello che la “gente di sinistra” vuole sentirsi dire. Continuate a dire che Berlusconi è cattivo e puttaniere, e basta, ché è facile ridurre tutto ai minimi termini, no?

Qualcuno mi ha detto: «troppo comodo dire “quelli sono dei pezzi di merda, noi siamo i buoni”, a me m’ha stufato quella roba. Non l’ho mai sopportata, e non la sopporto ancora di più adesso… abbiam delle travazze così negli occhi nostri, però vai sempre a guardare le pagliuzze, le travi degli altri, però le nostre sembra proprio che non le vogliamo mai guardare». (Quel qualcuno, per inciso, è quello che ha scritto questo capolavoro.)

Obbè. Tanto, per quel che vi frega.