una musica che pompa sangue nelle vene e che fa venire voglia di svegliarsi, e di alzarsi, e di smettere di lamentarsi

Prima su Twitter scherzavo con Valentina (tra l’altro: leggiti ‘sto pezzo, l’ha scritto lei: è brava, le ho chiesto qualcosa per inutile, spero mi scriva una recensione in tempi brevi che gliela pubblicherei al volo) (ma solo s’è una cosa bella. Sennò si deve riscrivere) (oh, perché apro tante parentesi?) (mi sembra di essere tornato ai tempi in cui avevo letto About A Boy e aprivo parentesi ovunque, come Hornby)… Dov’ero?

Prima su Twitter scherzavo con Valentina, sì, e imitavo malamente Jovanotti, ma ho ben presente due cose: la prima, nessuno lo imita bene come Bollani (che in effetti ci ha suonato assieme). La seconda, nell’elaborazione del mio lutto non c’è stato niente di più potente, nelle settimane successive, di Fango e le prime tracce di Safari, e Sweeney Todd tutto.

Sono passati più di tre anni e mezzo dal giorno in cui è morto mio padre: e pian pianino ci sono cose che affiorano, ricordi che non credevo di avere ancora, abitudini sue che mi ritrovo addosso. Piccole cose, davvero, come questa, stupidissima e piccolissima: a Mestre il caffè lo bevo, e l’ho bevuto da quel giorno, sempre nella sua tazza: ho la mia tazza per il tè (con un gatto disegnato sopra, ma va?) e però il caffè lo bevo nella tazza ch’era la sua, ch’era la gemella d’un’altra tazza che invece ho rotto, quando ancora abitavamo in Corso del Popolo. Cose così che non credevo, e invece.

(Come, in totale opposizione, non sopporto più avere i libri di carta, perché dopo averne traslocati 4mila non-ne-voglio-più-avere, viva l’ebook. Ma è un’altra questione.)

La foto della scuola non mi assomiglia più, però, non so se è vero: ma

giorno dopo giorno passeranno le stagioni
ma resterà qualcosa in questa strada
non mi è concesso più di delegarti i miei casini
mi butto dentro, vada come vada
siamo come il sole a mezzogiorno, baby
senza più nessuna ombra intorno, baby

sono versi che mi facevano sentire che davvero, sì, non sono solo anche quando sono solo (e lo sapevo, e lo so: son cose che tutti prima o poi vivono, o han già vissuto, ma una volta che le vivi tu, stocazzo). Sono cose come queste che servono nei momenti brutti, che aiutano nei momenti brutti: quindi, dovessi mai leggere ‘ste robe: grazie Lorenzo.

Sweeney Todd invece mi spacca ancora in due quando lo ascolto, e non lo ascolto più troppo spesso – mica per niente, ma fa proprio male. In particolare: Johanna (reprise). Qui c’è la musica, grazie a YouTube, e il busillis sta in questi versi qui:

And though I’ll think of you, I guess,
Until the day I die,
I think I miss you less and less
As every day goes by,

Oh, guarda dove portano due tweet sulle ‘effe’ di Jovanotti!

per quelli che s’incazzano se non li segui più su Twitter

Twitter is not Facebook. We are not friends because we both pushed a button confirming so — we just are interested in what other people say. Think of Twitter more like RSS feed subscriptions and less like a network of friends and you won’t get so worked up over all this follower non-sense.

Ben Brooks chiude così un articolo-sfogo sul problema dei “seguaci” di Twitter (che faccio, lo seguo? non lo seguo? e se s’offende?). La mia filosofia è sempre stata: chi se ne ciava. Implicitamente, anch’io ho sempre usato Twitter con un feed RSS: solo che adesso lo so.

oh, sì

Primo. Twitter è il sistema migliore per restare informati al giorno d’oggi. Se vuoi sapere che cosa dicono, pensano e discutono le persone interessate al mondo digitale, è lo strumento migliore. (continua a leggere sul sito del Post)

Buon compleanno, Twitter.

come funziona twitter

Ogni tanto qualcuno mi chiede lumi sul funzionamento del mio social network preferito. C’è da dire che io non sono ‘sto grande esperto, ma quel che so lo condivido volentieri: anche perché, come succede sempre, delle cose che ti piacciono parli senza problemi.

Ho recuperato questa bellissima pagina che si chiama “Mom, this is how Twitter works” (Not just for moms!). Ed è chiara e semplice: vai, divertiti. E molla Facebook per Twitter, dai.

per quelli cui interessa Twitter

E hanno un Mac: sto seguendo con molta attenzione lo sviluppo di Weet, un client molto semplice, molto carino e molto Tweetie-style. Il problema di Tweetie è: sviluppo fermo, funzioni non troppo aggiornate (certi client per smartphone lo superano bellamente, ma il sito stesso di Twitter non scherza, nei suoi confronti).

Così ho letto quest’articolo di Macworld e ho voluto provare Weet: siamo ancora alla beta (versione 0.8.9.qualcosa, per dire), ma mi piace. Consiglio. Da qui scarichi.

dai tweet di Steve Martin

Da alcuni tweet, Steve Martin porta avanti una storia in cui è bloccato su un aereo, che non atterra, o che atterra storto, o che ha degli scimpanzé come piloti. La sua ironia assurda e molto british.

Be’, l’ultimo mi ha fatto morire:

Pilot just announced we’re landing in twelve years. Searching movie list. OH NO! ALL MY OWN FILMS!